28/05/2007
Storie di football e di vita rossoblu
L'estate del '53 sorprese la Rametta a discutere del ritorno del Genoa in
serie A dopo due anni di cadetteria, e dell'improvvisa e drammatica morte di
Richin Silvestri, l'ultimo dirigente del Genoa -a detta di molti- che
sapesse coniugare abilità gestionale, capacità di mediazione tra squadra e
giocatori, nonchè competenza calcistica.
Il Genoa ne veniva dalla seconda retrocessione della sua storia.
Per me invece era la prima, e non avrei mai immaginato che fosse solo la
prima di una lunga serie.
Gli adulti di De Ferrari, infatti, speravano che finalmente la squadra
riprendesse a veleggiare in alta classifica, dove era sempre stata fino a
pochi anni prima, e io che pendevo dalle loro labbra, credevo ciecamente in
quello che dicevano.
Erano anni, per me, di passione pura.
Non mi ponevo nessun problema di tecnica o di tattica, andavo alla partita
una volta ogni tanto (a quei tempi i ragazzini erano sempre misci) e
chiunque vestisse la maglia del Genoa mi appariva come un fenomeno.
Anni meravigliosi e irripetibili che non dimenticherò mai.
*
L'arrivo di Sarosi come allenatore aveva fatto ben sperare.
Si trattava di un personaggio di rilievo del calcio europeo. Grande
centravanti degli anni '30, aveva guidato l'Ungheria alla finale (persa
contro l'Italia) nel Mondiale del '38, per diventare poi stimatissimo
allenatore.
Laureato, era dotato di una notevole cultura e aveva i modi del gentiluomo.
La sua competenza era notevole e lo si capì anche a Genova quando suggerì l'acquisto
di Schiaffino, fuoriclasse uruguagio che pochi ancora conoscevano.
Purtroppo la Società era perennemente senza soldi e non se ne fece niente
(Schiaffino andrà poi al Milan l'anno dopo e lo farà grande).
A De Ferrari però gli anziani dettero subito una diversa versione, che si
tramanda ancora al giorno d'oggi.
"U gh'aveiva u contratto in ta stacca e u l'ha perso a poker in scia nave
mentre u veniva a Zena, atru che belinate!!!!"
gridavano i più esasperati riferendosi al dirigente del Genoa (non ho mai
saputo chi) che era stato in Uruguay a trattare l'affare.
"Belle rumente de dirigenti che ghemmu!!!"
gli facevano coro gli altri.
*
Tra un discorso e l'altro, le giornate trascorrevano lentamente e si
avvicinava la data del raduno del Genoa, quando un pomeriggio come un altro,
pieno di sole, con la Rametta sistemata all'ombra dei portici dell'Accademia
lato monumento di Garibaldi, e animata da discorsi sui nuovi acquisti, che
come al solito accendevano grandi speranze, ecco fermarsi vicino a noi un
tizio sulla trentina, piccolo e magro, carnagione scura e capelli neri, con
il viso un po' sofferto, due occhi vivaci dietro uno sguardo intelligente:
"Scusate -esordisce- sapete dirmi per favore dove è la sede del Genoa?"
Si era capito subito che non era genovese. E allora cosa voleva dal Genoa?
Sorpresa dei presenti e anche un po' di diffidenza classico-genovese.
Poi uno si decide a rispondere:
"La sede del Genoa? Guardi è in quel palazzo là in faccia, vede?"
"Si, certo, grazie"
e così dicendo, il tizio saluta e se ne va.
"Belin -fa un altro dlla Rametta, incuriosito- ti puevi dumandaghe chi u l'ea!"
"Perché? Ti nu ti pueivi?"
risposta pronta e pungente.
"Scusi -dice a voce alta un terzo, rivolto al tizio che aveva chiesto della
sede del Genoa. E quando questi si volta prosegue senza mezzi termini- ma
lei chi è?"
Il tizio con la valigia allora torna indietro e fa:
"Sono Carapellese, gioco ala sinistra e il Genoa ha acquistato il mio
cartellino"
*
Belin, ragazzi, cose d'altri tempi!
Carapellese aveva giocato nel Torino, nella Juve e nel Milan. E in
nazionale.
Era uno dei nomi più importanti del calcio italiano. Immaginate lo stupore
dei genoani della Rametta nel sentirgli dire, come se fosse la cosa più
normale di questo mondo, che era sceso dal treno a Brignole, aveva chiesto
informazioni sulla sede del Genoa e si era diretto, con la sua valigia,
verso De Ferrari.
So bene che non c'entra niente, ma ogni volta che al Ferraris nel corso
degli anni successivi, vedevo Carapellese disputare partite
eccezionali -prestazioni che gli valsero anche il ritorno in nazionale a 33
anni cioccati (e contro la Francia andò pure a rete)- non potevo fare a meno
di pensare che tutto dipendesse dal quel suo spirito umile e determinato col
quale si era presentato alla Rametta quel pomeriggio d'estate, appena
arrivato a Genova.
*
Nel Genoa, Carapellese visse una seconda giovinezza.
Il suo rendimento fu sempre altissimo e segnò reti da favola, come quella
volta contro il Milan (3-1 per noi) che partì da metà campo, lato tribune e
lanciandosi in una delle sue celebri "serpentine", saltò tutti i giocatori
rossoneri che incontrò sulla sua strada, entrò in area di rigore, dribblò
anche il portiere e varcò la linea bianca entrando con il pallone nella
porta vuota, per andare poi ad esultare attaccato alle reti di cinta, sotto
una Nord in delirio.
La "serpentina" era la sua specialità ed era una sua invenzione. Mai visto,
né prima né dopo nessun giocatore dribblare in quel modo.
Come si intuisce dalla parola stessa, Carapellese dribblava a destra e a
sinistra senza soluzione di continuità. In questo modo era capace di saltare
anche quattro o cinque avversari uno dopo l'altro.
Vederlo dal vero, al Ferraris, era entusiasmante.
Ma per poter fare questo, si allenava tutta la settimana con grande
costanza, per conto suo.
Quando con gli amici del bar del quartiere andavamo al Ferraris a metà
settimana per seguire gli allenamenti, vedevamo Carapellese che, ad
allenamento finito, sistemava i paletti a una certa distanza tra loro, e poi
passava delle mezz'ore a dribblare paletti in "serpentina", in un senso e
nell'altro. Non per obbligo, ma per il piacere di farlo.
Cose d'altri tempi, dicevo, quando il football era puro amore.
*
Passa il tempo, e un quarto di secolo dopo, verso la fine dei '70, un
giorno d'estate come quello del lontano 1953 di cui parlavo all'inizio,
passo dalla Rametta, uscito dal lavoro. Incontro i soliti amici di tutte le
sere,
Il panorama umano, rispetto agli inizi dei '50, è cambiato radicalmente.
Cambiato nel modo di vestirsi, nei capelli che sono sempre più lunghi, nella
testa dei giovani delle generazioni successive alla mia.
C'è stato il '68, e ha lasciato il segno, insieme al femminismo che sta
dilagando e all'uso di sostanze stupefacenti che si sta sempre più
estendendo.
Niente è più come prima.
Ma la Rametta è ancora lì, e il Genoa anche.
Stiamo parlando come al solito in questa stagione, di campagna acquisti,
quando uno di noi indica un signore fermo poco lontano, e fa:
"Quellu lì, u nu l'è u Carapelleise?"
Piccolo e magro come venticinque anni prima, era solo un po' invecchiato.
Stava aspettando qualcuno.
Lo chiamiamo e lui, gentile come la prima volta, si avvicina e saluta.
Dice che sta aspettando un amico per andare a vedere il torneo di calcio del
Palasport.
Inevitabilmente in discorso scivola sul Genoa dei suoi tempi.
Ci parla di Gren e di Abbadie, e di quel campionato (il '55/'56) che in casa
il Genoa non aveva mai perso, e in tutto aveva ceduto solo 5 punti.
Poi uno gli chiede quale fosse il suo ricordo più bello.
Ci aspettavamo che parlasse di qualche grande vittoria ottenuta nel Milan o
nella Juve e invece lui, dopo un breve attimo di riflessione, dice con
evidente commozione:
"L'applauso di Wembley"
E poi ci racconta che in un incontro tra Inghilterra e Italia giocato a
Wembley, a un certo punto prese la palla e partì in serpentina dribblando
mezza squadra inglese e fallendo il gol solo per una prodezza del portiere.
Tutto lo stadio si alzò in piedi e gli tributò un applauso interminabile,
che lui non ha più dimenticato.
E io, in quel momento, capii che vincere è importante, ma che ci sono cose
ancora più importanti, che possono segnare una vita intera.
Come l'applauso di Wembley, per esempio, che a Carapellese aveva dato una
gratificazione superiore anche alla vittoria di un campionato.
13:25 Scritto in Storiografia | Link permanente | Commenti (0) | Manda
09/07/2006
Germania - Italia (Commento Arabo)
01:17 Scritto in Storiografia | Link permanente | Commenti (0) | Manda
09/12/2005
Archivio Luce - Video Genoa Storici
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15:15 Scritto in Storiografia | Link permanente | Commenti (0) | Manda | Tag: Genoacfc1893




