01/08/2007

La Prima Volta (2)

Se penso al GENOA il mio primo pensiero e' questo: IL COLORE e IL FRAGORE. Il colore e' una cosa importante ed e' esaltato da uno dei nostri 5 sensi: la vista. La vista e l'udito sono i sensi che piu' si associano alla partita di calcio e a tutto il contorno che ne fa parte. Infatti non si puo' dire: - hai sentito che buon sapore oggi allo stadio!!!! Oppure: - come erano morbidi i seggiolini domenica!!!!! O ancora: - a Marassi oggi ho sentito proprio un buon odore!!!!! Al contrario si dice: -belin che bella partita oggi, abbiamo vinto alla grande anche per merito di noi tifosi che abbiamo fatto un casino infernale e grazie a quella stupenda coreografia che ha caricato i ragazzi appena hanno varcato il tunnel degli spogliatoi. Avevo 11 anni (campionato 1972-1973) non avevo mai visto dal vivo una partita di calcio che, a dir la verita', a quel tempo non mi appassionava piu' di tanto. Papa' quel giorno mi disse: - Vegni te portu in sciu zena!!!!! Era l'anno che tornammo in A dopo 9 anni di purgatorio, tra cui uno di C, il GRIFO giocava con il Catanzaro (fini' 1-1) e fummo costretti ad andare in tribuna , l'unico settore dove trovammo ancora biglietti. Fino a quel momento avevo intravisto solo in tv qualche partita della nazionale o qualche scorcio di 90°minuto dove, essendo da 9 anni in B, ovviamente il GENOA non era mai considerato. Per me il calcio era una scatola in salotto che trasmetteva immagini in bianco e nero di 22 giocatori che rincorrevano una palla, il tutto commentato da una voce maschile fuori campo. Immaginatevi quando entrai in quel grande catino verde , che fino a quel momento avevo sempre visto in piccolo e di colore grigio, con tutto quel fragore intorno, le grida, i boati e tutti quei colori dove spiccavano maggiormente il rosso e il blu'. Non avevo mai visto tante persone ammassate intorno ad un'arena. E come mai non sentivo quella voce maschile fuori campo che commentava il tutto???

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31/07/2007

Il derby che vorrei

 

 

La sveglia, implacabile, suona alle 8 come ogni giorno, che ci sia il derby o che non

ci sia.

Lei non sa che giorno è oggi e fa il suo lavoro con precisione e perizia.

Apro gli occhi e avverto già quel senso di oppressione alla bocca dello stomaco

classico da stracittadina.

Doccia e colazione cercando di non pensare a tra 12 ore circa.

Esco e mi tuffo con lo scooter nel solito traffico del mattino con la testa che cerca

disperatamente di scacciare i pensieri del derby per concentrarsi sul lavoro.

Arrivo in ufficio accendo il pc ma stamattina non vado sul muro, anzi evito

accuratamente di farlo, per evitare che la tensione salga.

Ma non serve anche perchè dalle 9 circa inizia a squillare il telefonino, non posso

spegnerlo, ci lavoro, ma su 20 telefonate 19 mi parlano di stasera.

La carogna sale, lentamente ma con costanza, irrefrenabile.

La mattinata scorre via senza tante rotture di palle e arriva l'ora di pranzo, oggi

temutissima.

So che nel posto dove di solito pranzo, si sprecheranno i commenti pre derby, e so

anche che incontrerò parecchi ciclisti con il solito sorrisino arrogante e di

superiorità, che mi faranno gli auguri quasi irridendomi, certi della vittoria.

Mi conosco e so bene che non esiterei a mandarli in culo ad alta voce, e quindi, per

evitare di cadere nella trappola, salgo sullo scooter e filo a casa.

Mia moglie sa perchè oggi sono tornato a pranzo e cerca di portare il discorso su

altri argomenti.

Ci riesce e passo un paio d'ore piacevoli e con la testa libera.

Arriva l'ora di tornare in ufficio, stavolta non dimenticando di prendere la sciarpa

regalatami da un amico.

Rossoblu e con inserti tricolori.

Ad un estremo c'è stampato il mio soprannome: Ruben.

Scendo le scale arrivo allo scooter e infilo la sciarpa sotto la sella.

Il tragitto è breve, troppo breve per mettere insieme pensieri compiuti.

Fortunatamente in ufficio ci sono diverse cose in sospeso e quindi me ne occupo.

Ricevo altre telefonate e la carogna sale, sale, sale.

Ecco l'ora di staccare dal lavoro, scendo al bar e mi sparo un Aperol soda, pizzico

qualche stuzzichino, faccio un paio di telefonate.

Sono le 20 ed io sono ancora in centro.

Ho in tasca un biglietto di distinti e un appuntamento fuori dai distinti alle 20.25.

No, non è tardi, solo che non ce la faccio a vedere quelle RUMENTE a righe, e quindi

al derby arrivo sempre un minuto prima del fischio d'inizo, provvisto del mio

cappellino da baseball con visiera, che regolarmente giro verso quelli là.

La visiera girata mi consente di non vederli neanche e questo mi fa star meglio.

Dò uno sguardo alla Nord e come sempre la pelle d'oca si fa strada dappertutto,

ecco i lucciconi e poi la salivazione si azzera da sè.

Ci siamo le squadre, anzi la squadra, entra in campo assieme alla terna arbitrale e

a 11 personaggi vestiti da ciclisti, dicono tutti veri fenomeni strappati alla bici e

convertiti al calcio da un tale che sembra sia IL SIGNORE DELLA CONTRADA DEL

GHIRO, penso si tratti di un signorotto di Siena...

on ho il tempo di occuparmi di tal garrone che l'arbitro fischia e subito si mette

peggio di quanto immaginassi.

I ciclisti paiono 22, spuntano ovunque, fin dai primi minuti cominciano ad

inanellare calci d'angolo e punizoni, e, proprio da una punizione il nanerottolo

toscano che non mette mai tabacco in quello che si fuma, impegna Brivio in una

gran parata.

Neanche il tempo di riprendersi che su cross dalla destra Bazzani incorna e

stampa il pallone sul palo.

Soffriamo come bestie ma vi devo dire che + soffro e + mi esalto e il tempo passa

+ in fretta.

Metà primo tempo e abbiamo due ammoniti, non riusciamo ad uscire dalla nostra

metà campo, subiamo ma siamo solidi e compatti, i ragazzi sputano sangue,

lottano come pochi, e menano fendenti a tutti quelli che gli passano accanto con

quella ridicola maglia a righe di millecolori(si quelli che ci fan venire il vomito) ma

non riescono a spezzare l'assedio.

Le sole volte che siamo usciti dal guscio abbiamo falito il passaggio determinate

per essere pericolosi.

Continua l'assedio e le palle goal non si contano come non si contano le grandi

parate di Brivio.

Bazzani colpisce altri due pali, poi al 44° Rossini trattiene per la maglia Flachi e

l'arbitro fischia il rigore.

Tra me e me dico"è finita, ora segnano e poi ne becchiamo altri tre".

Va sul dischetto Bazzani, ci aveva promesso un goal e poi il rigore è sotto la curva

delle RUMENTE.

Rincorsa breve, mi sto spappolando i genitali, tiro... Brivo si tuffa sulla destra e

blocca.

Crolla lo stadio e quelli di là sembrano improvvisamente morti.

3 minuti di recupero in cui tutti trano il fiato e poi fine primo tempo.

Sono sudato come non mai e ho le coronarie come una pallina da flipper

impazzita.

Mi siedo e parlo con gli amici di una partita che non possiamo continuare a giocare

nella nostr area, perchè nel calcio a forza di dai e dai un goal salta sempre fuori,

ma dall'andamento del primo tempo sono confortato per lo spirito dei ragazzi che

lottano come leoni.

Sorseggio una bibita guardo l'orologio e mi accorgo che tra 5 minuti inizierà il

secondo tepo.

Respiro profondo e cerco di distrarmi.

Mi aiuta nell'impresa una gnocca serie oro che mi sculetta proprio davanti agli

occhi, sorridendo.

Penso che se mai andasse male magari potrei consolarmi con lei, ma poi penso

anche a mia moglie che ha una serie di coltelli da far paura.

Ed io ai miei genitali ci tengo, mica come Bobbit.

Smaltito il testosterone, i ragazzi rientrano in campo.

Non ci sono sostituzioni, la squadra che gioca contro di noi non so se ha fatto

sostituzioni perchè non ne conosco uno, e poi quelle maglie stile arlecchino li

rendono tutti uguali.

A parte Bazzani.

Lui lo conosco, come potrei non conoscere il centravanti + forte d'Italia dopo

Vieri?

Brivio va sotto la Nord e credo che i ragazzi siano responsabili se gli verrà l'otite a

causa dei loro incessanti incoraggiamenti.

Vedo Giacchetta e Carparelli incitare i compagni ed i tifosi.

Almeno abbiamo un bel gruppo, dico a Diego.

Comincia il secondo tempo ma la musica non cambia.

Chiusi in difesa nella speranza di piazzare la zampata vincente, ma è durissima.

Novellino è sempre in piedi ad urlare ma fino ad ora non è servito.

La Maginot di Claudio regge e anche bene.

Certo però che continuano a fioccare le occasioni e su una fuga di Rabito(il

fidanzato di Jessica)ancora Rossini non può fare altro che stenderlo dentro l'area.

Rigore e cartellino rosso.

E' finita.

Ancora Bazzani sul dischetto, vuole farsi perdonare.

Solita rincorsa... fuori!!!

Gli ululati della Nord hanno fatto il miracolo.

I ciclisti sono impietriti e questa mazzata li rende ancor + silenziosi.

Intanto penso: ma quando mai li ho sentiti?

Prendiamo coraggio e cominciamo ad uscire dal guscio ma siamo imprecisi e,

adesso, nella parte centrale del secondo tempo, rifiatiamo

Cominciano le sostituzioni e siamo alla mezz'ora.

Dopo quanto è successo il pareggio è una vittoria.

Loro hanno comunque altre 4 limpide occasioni sventate da Brivio o sbagliate per

un niente.

Sono allo stremo.

Il quarto uomo dice che ci sranno 4 minuti di recupero, un eternità anche se

adesso le squadre paiono troppo stanche per farsi male.

Mancano 30 secondi alla fine e da un tiro sbilenco da fuori di Malagò, una

deviazione ci regala il primo corner.

Va a battere Bouzaienne.

Cross teso a centro area, saltano in parecchi, una deviazione...

GOOOOOOOOOOOAL!!!

Un delirio!

Non mi accorgo che intanto l'arbitro ha fischiato la fine.

Tutti sotto la Nord in mezzo a cori e canti di gioa.

Dall'altra parte lo sconforto, l'abbandono, il silenzio, l'umiliazione.

La corazzata di Novellino sconfitta da una squadra senza società, senza

presidente, ma con un cuore grande così(scusa Dario)e con un pubblico che fa la

differenza sempre.

Intanto cerco di capire chi ha segnato.

Chi dice Malagò, chi dice Carparelli che addirittura Giacchetta, ma, mentre sto

guadagnado l'uscita sento due babbidiminchia blucerchiati che ce l'hanno con

Bazzani.

Penso: "parleranno dei rigori sbagliati"

E invece capisco che ha segato lui.

Si ha segnato Bazzani, ma nella sua porta!!!

Esplodo ed urlo la mia gioia scatenado la gioia di altri e altri ancora.

Poi però concedo l'onore delle armi ai ciclisti.

Intanto hanno fatto la partita, hanno giocato benissimo, hanno sprecato rigori e

colpito pali.

E noi?

Nulla, difesa ad oltranza ed un tiro in porta con relativa autorete.

Che volete, il calcio è questo.

Rendo omaggio anche a Bazzani, uno che se promette mantiene.

Aveva detto che avrebbe segnato nel derby e lo ha fatto, ma, probabilmente

esausto nel fisico e ottenebrato nella mente a forza di masturbazioni con

entrambe le mani(si sa con la sinistra pare la mano di un'altra)credeva che la

porta sotto la sud fosse la nostra.

Te l'avevo detto Fabio, se fosse vero che chi si masturba diventa cieco, saresti

costretto a giocare con cane lupo e bastone bianco.

Grazie RUMENTE.

Ancora una volta un orgasmo sopra quei colori magici che ci fan venire il vomito.

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Un Sorriso su una Stella

Il cielo sopra di noi, grande, immenso.
Non possiamo immaginare quanto sia grande, neanche chiudendo gli occhi e sentendo il sole che ci accarezza o buttando via ombrelli, impermeabili e cerate varie, aprire le braccia e lasciarci inzuppare dalla pioggia battente, provateci, è splendido.
In cima ad una montagna, dove il profumo dell'aria ti fa capire che qualcosa è cambiato, dove ti senti un po' più vicino, tanto che se ti metti in punta di piedi, allunghi un braccio e stendi l'indice ti sembra di potergli fare il solletico.
Quando vedi arrivare nere e immense nubi cariche di pioggia, oscurare le sfumature di azzurro che si mescolano con i tuoi sogni, attraversati dal sereno arcobaleno del tuo sorriso.
In una limpida notte d'agosto, lontano dalle luci della città, quando le stelle sono talmente tante da farti sentire così piccolo ma anche così grande.
Tante come i sorrisi di chi purtroppo non c'è più e sta lassù, seduto sulla sua Stella, con gli occhi carichi d'amore, a vigilare su chi ama e continua la sua vita quaggiù, in mezzo al rumore.
Guardare il cielo ci fa sentire più vicini a quei sorrisi, li sentiamo vivi dentro di noi, abbiamo davanti ai nostri occhi immagini, espressioni, situazioni che ci gonfiano il cuore, che illuminano il nostro volto solcato da una lacrima, una, una sola, ma carica d'affetto.
Sorrisi che non possono morire.
Sono stati troppo grandi quaggiù, sorrisi che hanno sfidato momenti di dolore stringendoci forte, sorrisi che ci hanno mostrato il mondo facendoci affacciare alla finestra, sorrisi che ci hanno mostrato il mare, la sua quiete e la sua rabbia, sorrisi che hanno aspettato con noi il sole andare giù, sorrisi cresciuti insieme a noi, che hanno condiviso esperienze meravigliose incastonate nel nostro cuore come pietre preziose, sorrisi che sono invecchiati, con volti solcati da rughe piacevoli da accarezzare e accompagnati da sguardi sereni e gonfi di emozione.
Sorrisi che ci hanno preso per mano e ci hanno accompagnato alla Vita, donandoci Amore, solo incondizionato Amore, grande e immenso come il Cielo.
Sorrisi anche lontani, ma che ci hanno strappato enormi emozioni, ci hanno fatto sentire orgogliosi di essere uomini e grazie a loro, questo mondo continua a girare, marcio, corrotto e sporco che sia, ma grazie a quei sorrisi, sappiamo che vale comunque la pena vivere e sorridere dei guai e vale la pena cogliere ogni emozione e stringerla forte, vale la pena
amare le cose semplici e in armonia con la natura, vale la pena mostrare il muso duro agli arroganti, rispettare l'Uomo e il Mondo, vale la pena dividere la nostra gioia con chi amiamo e conoscere altri Uomini, perchè ognuno di noi ha tanto da dare, basta mostrare di saper ricevere.
Sorrisi che ci hanno insegnato valori che sono incrollabili fondamenta della nostra vita, che ci hanno regalato gioie urlate al cielo.
Sorrisi che continuano a vivere nelle nostre azioni quotidiane, nei nostri momenti di riflessione e nei nostri sogni, che ci rimboccano le coperte, ci danno un bacio sulla fronte e ci accarezzano augurandoci la buonanotte.
Sorrisi che hanno scorazzato su un prato verde, indossando con Onore e Orgoglio una maglietta rossoblu, che sono diventati parte viva del Popolo Rossoblu e della nostra Passione.
Sorrisi che hanno alzato i loro pugni al cielo, perchè il loro cuore poteva contenerlo.
Sorrisi che passano due orette ogni quindici giorni, comodamente seduti al terzo piano della Nord e cantano, soffrono, piangono, esultano con noi.
Io continuerò per tutta la vita a guardare il Cielo, lasciando volare i miei sogni e stringendo forte a me quei sorrisi, che un giorno incontrerò nuovamente, mi accomoderò sulla mia Stella e vedrò la partita insieme a loro, abbracciando il miei cari, il mio Popolo Rossoblu, illuminati da una grande Stella Rossoblu in Cielo.
A Fabrizio 'Picchia' Gorin e ai Sorrisi che ognuno di noi porta nel cuore.

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30/07/2007

La prima volta

La prima volta che ho visto il Genoa è stato... in TV, anno 1966 o giù di lì: un Novara-Genoa, mi sembra finito 0-0, trasmesso in registrata dal primo canale (come si diceva allora) alle sette di una domenica sera di inizio estate, con il commento di Carosio. Contagiato da un nonno genoano (classe 1893), durante quel mesto campionato di B, mi ero messo a fare una sorta di album, ritagliando dai giornali (in primis il Corriere del Pomeriggio) formazioni, foto e classifiche del Grifone. L'anno dopo, vidi per la prima volta il Genoa dal vivo. Venne a Savona, contro i biancoblù e perse 1-0, gol di un ex, Gilardoni, proprio sotto la gradinata nord, dove si erano ammassati i tifosi genoani. Al ritorno, si era in aprile, entrai per la prima volta a Marassi. Ancora Genoa-Savona 0-0, e restai colpito dal tifo, con il continuo incitamento scandito dai tamburi. Poi più niente fino al 1973. Un Genoa-Cesena 2-1 (doppietta di Manera, se non erro), bellissimo ed esaltante, che ci aprì in pratica la promozione in A (erano i tempi di Bordon, Corradi, Garbarini ecc. )e che ricordo come una delle più belle partite da me viste a Marassi, insieme a un indimenticabile Genoa-Juve 2-2, ai tempi di Pruzzo e di Flipper Damiani.
Quest'anno spero di portare mio figlio, quarta generazione di genoano...
Ora e sempre forza GRifone e Doria merda.

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29/07/2007

La Prima Volta (5)

Ragazzi la mia prima volta con il Genoa è veramente tanto tanto tempo fa, io avevo quattro anni (anche se mio padre insiste che ne avevo tre) era il 1957 non ricordo assolutamente di che partita si trattasse, ma anche se sembra impossibile ho come un flash della gradinata Nord, completamente sotto il sole, e piena strapiena di gente, tutti però rigorosamente seduti con i cuscini di carta marrone (ricordo male?), io coccolata da tutti gli amici di mio padre, chi mi regalava caramelle, chi mi metteva il suo berretto rossoblù, io ancora non capivo niente di calcio ma ricordo che sapevo che quando il Genoa faceva goal, mio padre esultava come un matto e mi riempiva di baci, e intorno un putiferio. Alla fine della partita si ritornava a casa con la vespa, io stavo davanti in piedi tenendo le mani sul manubrio, e se era andato tutto bene ci si fermava in pasticceria a comprare le "paste".
Quando il Genoa perdeva, mio padre tornava a casa senza spiccicare parola con nessuno e non mangiava nemmeno.
Piano piano crescendo, ho imparato anch'io ad amare il Vecchio Balordo e ad insegnare ad amarlo anche a mio figlio.
Quante emozioni! Ricordo anche una partita che poi è stata sospesa per la neve, qualcuno mi può aiutare?Eravamo in parecchi in gradinata ma poi l'arbitro ha deciso che era impossibile giocare e ha rimandato l'incontro al giorno dopo, e io sempre con mio padre, siamo tornati a casa sempre in vespa (ma un'altra) in mezzo alla neve.
Le emozioni che ci da il Genoa non sono paragonabili a nessun'altra squadra, perchè il Genoa siamo noi, per me è come una persona di famiglia IO VOGLIO BENE AL GENOA, e gliene vorrò sempre, perchè non posso farne a meno!

allora beccatevi sta storia ...

La partita qualcuno l'ha già ricordata ... era Fiorentina-Genoa 3-2,
quello di Antognoni e Martina. Allora ero 12 enne e con me in macchina
c'erano mio padre, mia madre, mio zio e mia zia.
Finita la partita, la violenza già ben presente all'interno della nostra curva
(riempitasi improvvismente di Ultras viola) era ben presto sfociata anche
fuori, nei dintorni dello stadio. Mio zio raccontò di aver visto pure un bambino sanguinante al viso perchè colpito da una pietra. Ci dirigemmo velocemente alla macchina e cercammo la strada più veloce per andarsene. Scena: noi in coda, un ragazzo con la sciarpa viola aveva sottobraccio una bandiera rossoblu di grosse dimensioni che era stata chiaramente rubata mentre un altro lo aspettava sull'altro marciapiede sopra una vespa accesa. Mio zio e mio padre (che sapevo essere stato una testa calda da giovane, ma che non avevo mai visto in azione) si guardano in faccia; è un attimo: si aprono le portiere della vecchia Alfasud arancione, il tipo in motorino fugge a tutto gas, quell'altro è sorpreso è chiuso tra due macchine nella coda infernale, molla la bandiera salta su un cofano e fugge pure lui. Da quel giorno (e sono quasi 20 anni) io ho quella bandiera bellissima ... è bianca con due righe orizzontali rossoblù ed un cuore in mezzo. L'ho portata allo stadio qualche volta ma poi la paura che il proprietario me la chiedesse indietro
mi ha frenato ... comunque il proprietario sappia che è in buone mani !!!!

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28/07/2007

La Prima Volta (3)

La mia prima volta ad una partita vera è stato molto tardi, almeno rispetto a molti di voi. Genoa Rimini 2-0 e promozione in serie A, campionato 1980-81, avevo 12 anni allora. E mi ricordo ogni cosa, la grande A rossoblu posta sotto la nord, lo stadio gremito fino all'inverosimile, dove, nella Nord ma anche in altri settori, si stava così stretti che non ci passava neppure un foglio di carta! Altro che gli stadi di adesso, dove per misure di "sicurezza" ed altro si va allo stadio blindati e tra una persona e l'altra ci passa una macchina! tanto che se ci si stringe tutti, come accade nella Nord, sembra sempre che la gradinata sia mezza vuota! Oh! è stato tardi, ma la mia milizia genoana è molto più antica, da quando a 3-4 anni passavo i pomeriggi a casa dei nonni, con il nonno che, tra una storia di guerra e l'altra, mi raccontava del "suo Zena", di quando si vincevano gli scudetti e il Zena era la più grande società italiana (mio nonno era del '93... proprio come il Grifone), ma già allora, con Berrino e Fossati, erano tempi davvero bui... Di quella partita, ricordo il concerto dei Ricchi&Poveri prima dell'inizio (che palle! ma quando inizia la partita) e che per una settimana non avevo fatto altro che divorare giornali, sapevo la formazione a memoria: Martina, Testoni, Nela, Onofri, Odorizzi, Manfrin, Gorin, Corti, Boito, Sala, Russo e poi Todesco, Caneo, Manueli, Lorini, Somma, Favero... allora le rose erano di 16 giocatori. Conservo ancora il fascicolo del Mercantile a colori di allora, uno speciale pubblicato Giovedì 25 giugno 1981. Una giornata indimenticabile con il gol di Odorizzi a metà del pt e poi di Boito nella ripresa....lacrime agli occhi..

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27/07/2007

Incubo

… ’ Finalmente gioco un po’ a pallone… . belin che belle scarpe… ma è un casino allacciarle… ’ … ’ Uè cumpà, t’ addicidi a preparatte… accumincia ‘ a partita..’ ..questa voce non la conosco… mi giro… ’ oh belin… ma ‘ sto qua è il caprone di sora… oh belin ma ci sono tutti i ciclisti..’ … ’ toro..toro..che fai offendi? … ’ … ’ ma cosa vuoi? ..cosa ci faccio io qua..ma… aaaaaaahhhhhhhhhh… questa è la maglia del sanduria… . oh belin… . dietro c’ è scritto il mio nome….… . nooooooooo… . col cazzo che la metto… . ’ … ’ uè guaglio’… avvedi di vestirti alla svelta… co’ chille cazzo d’ ingagge che t’ hanno date… ’ … ’ … me ne batto il belino dell’ ingaggio!!! … sto schifo di maglia non la metto manco morto!!… ’ … ’ t’ hanno date due miliardi netti all’ anne..che vuoi? ’ … ’ ..belin… due miliardi!!… va be… per due miliardi… si può anche giocare qualche partita col sanduria… magari fingo un infortunio grave, e me ne sto a casa..pagato dalle rumente… ’ sti stronzi. … ma non mi devono riconoscere in TV… ’ ..vado in bagno… vomito… (anche un po’ sulla maglia) e mi rado a zero… . torno negli spogliatoi… ’ c’ hai fatte strunz’? ? ’ ..’ ..ma niente… mi sono rasato per scaramanzia… ’ ..’ ..vabbuò ma vedi de ggiuccà buone.. aimme… avvincere sinnò simme spacciate! ..retrucediame… ’ ..e qui mi scappa un sorriso di gioia immensa che non riesco proprio a trattenere… la partita sta per iniziare… usciamo dagli spogliatoi… mi accodo agli altri… vedo gli avversari… oh belin… noooo… mi sento male… . gioco contro il mio Genoa!!!! Non ce la faccio… . non posso… . mi viene in mente mia moglie che mi dice ‘ Per due miliardi, gioca e non rompere il belino… così non vado più a lavorare..’ … ma ci sono tutti… vorrei baciarli… e urlargli ‘ spaccategli il culo a ‘ ste rumente… ’ ..ma non posso… vedo il Prof. , il primo istinto e quello di buttarmi ai suoi piedi e urlargli..’ perdonami… perdonami… tu sei il mio Profeta… illuminami… cosa devo fare? ? … Prof!!! … Francuzzo mio!!! … ’ … ma col cuore in gola mi limito a guardarlo e sorridergli… . lui mi guarda… non fa una piega… . entriamo in campo… mi vergogno come un ladro!!!

guardo la mia Nord… è splendida come sempre… c’ è un mare di bandiere rossoblu… inizia..’ Chi non salta blucerchiato eh eh… . ’ … faccio due o tre salti… mi guardano tutti male… mi ricompongo. Inizia la partita… mi sento imbambolato… non posso giocare contro il mio Grifo… poi con la maglia del duria!!! ..devo trovare una soluzione… al più presto… sì.. adesso al primo contrasto mi faccio male… mi caccio per terra e inizio ad urlare come un pazzo… si continua a giocare… il Genoa attacca… gioca a memoria… è uno spettacolo.. mi capita una palla tra i piedi… . le do un calcione per mandarla in tribuna… ma la sfiga del genoano non si è distratta… praticamente faccio un lancio millimetrico sui piedi del caprone di sora al limite dell’ area… ’ sto pezzo di merda calcia al volo e segna… ’ ..puttana..bastarda… troia… malefica..ho fatto segnare il sanduria… ma vaffanculo a me… ai due miliardi… a chi cazzo mi ha messo ‘ sta maglia di merda addosso… ’ … . mi sento un verme… arriva il caprone mi abbraccia… ’ ..ebbrave ammura… m’ hai fatte proprie nu belle lancie… ’ … non riesco a dirgli niente… lo guardo… . e appena si allontana… ’ ..ma vaffanculo stronzo… ’ … . ’ c’ hai dettee? ? ? ’ … . ’ ..niente… niente..caprone… gioca… ’ … ora basta mi sono rotto le palle… mi infortunio ed esco… ho già fatto troppi danni’ … intanto finisce il primo tempo… 1-0 per le merde… negli spogliatoi mi metto a piangere nel cesso… . ma improvvisamente… . un’ idea!!!!… ’ … belin… che scemo che sono… . perché non ci ho pensato prima? ? ? … rientro in campo tutto felice… la Nord è una bolgia… i ciclisti nonostante il vantaggio si sentono appena… il Genoa attacca… Castillo entra in area… . gli faccio uno sgambetto clamoroso… mi viene da urlare… ’ arbitroo è rigoreeee’ ..indico anche il dischetto… quel pezzo di merda di arbitro… ammonisce Castillo per simulazione!!! … ’ vacca troia… ma non posso dirgli di tutto… . ci riproverò… ’ … al terzo sgambetto finalmente è rigore!!. Tira Francioso ‘ gooooooooooollllllllll’ …… . la sud comincia a fischiarmi… . godo come un bambino il giorno di Natale!!… la partita volge al termine… siamo ancora 1-1… dobbiamo vincere… farli sprofondare… il Grifo attacca… cross di Gabsi… mischia in area… mi capita la palla tra i piedi… . colpo di tacco clamoroso… . gooooooooollllllllllllll… . mi butto per terra fingendo di disperarmi… . mondini mi consola… . io sto godendo come un bimbo che nuota in un barattolo gigante di nutella!!! … . mi scappa da ridere… . ma devo bossarmela ancora un po’ … lo stadio è uno spettacolo… . vedo tutto rossoblu… . la Nord è una bolgia di belve scatenate con la bava alla bocca… . si alza un coro… . ’ SERIE C SERIE C SERIE C… . ’ … non riesco più a trattenermi… . nuova azione tambureggiante del Genoa… . ennesimo cross di Bouzaienne… a questo punto salto… un’ elevazione incredibile mezzo metro sopra la testa di Francioso… . incorno di prepotenza nel set… . ’ GGGOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLL’ ; … ..inizio a correre ed esultare come un pazzo… . mi tolgo quella cazzo di maglia a strisce… ..corro sotto la Nord… mostro fiero la maglia di ‘ vietato ai baciccia’ … la Nord e in festa… mi applaude… ..qualcuno mi riconosce… ..’ … . grandeeee’ … ..parte un coro..’ tutto per me… ’ … . esaltatissimo corro verso la sud… . tutto lo stadio mi osserva come se fossi un pazzo… . magari hanno anche ragione!!! … arrivo sotto la gradinata ciclistica… mi calo pantaloni e mutande e gli mostro le chiappe… ’ TEEEEEEE… bastardiiiii… . col cazzo che gioco con voi… ..me ne batto le palle dei due miliardiiiiii… . baciatemi il culooooooooooooo… ..’ … . a questo punto mi sento battere sulla spalla… . è mia moglie, che mi trova sul letto… messo praticamente alla pecorina… con le chiappe all’ aria… ’ Te sei pazzo… adesso chiamo la guardia medica… . ti faccio mettere una camicia di forza… ’ … io la guardo… . mi metto a ridere… la bacio… . mi rimetto sotto le coperte… chiudo gli occhi… … doria merda… ..

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13/07/2007

Pazzia Rossoblu

Si sveglierà la città domattina, che il Sole non avrà deciso ancora se svegliarsi o no e si dormirà poco, che quella menabelino della moglie stasera vorrà anche fare l'amore, che non me la dai mai belin stasera! caro è un po' che non facciamo una notte di fuoco... belin è anche un po' di anni che mi sfracelli la uollera... e facciamo 'sta notte di fuoco, tanto dopo la prima ti addormenti come un koala aggrappata al cuscino, e la notte di fuoco me la passo sul divano a fare una macumba per aggiustare la mira al piede infuocato di Ciccio Leon.. infilala Ciccio molla le briglie che sei pazzo, pazzo come i Genoani, che solo i Pazzi riescono a chiudere gli occhi e respirare le emozioni, solo i Pazzi riescono a godere il Genoa fino in fondo, godere delle ansie e delle delusioni, godere dei Sogni infranti e quelli realizzati, del passaggio sbagliato e del palo, del ritorno in coda con l'urlo strozzato in gola, della dolce metà che 15 anni fa ti ha trifolato i gioelli con 'o me o il Genoa', che 'sorridi solo quando vai a vedere il Genoa' che 'sono sicura che il Genoa viene prima di me... e no belin... sta a vedere che viene dopo...
che i pazzi l'urlo lo sentono salire, che l'Emozione viene da dentro, e l'aria carica che respiri la senti scendere giù fino in fondo, che gli Amici l'han condiviso con Te il Grifo, ogni giorno, ogni partita, ogni telefonata, ogni caffè...
che i pazzi non si presentano l'ultima partita per la festa, ci son lì dall'inizio, dal gol di Magnocavallo, che ancora lo devono digerire... all'ultima partita e basta? ch'è come far l'amore e presentarsi al momento dell'orgasmo... che a far l'Amore si inizia dal momento che si pensa 'belin ho voglia di far l'Amore' e cosa faccio mi presento all'ultimo? mi perdo il cibo che con l'Amore ci fa l'Amore, mi perdo quel vino rosso che mi annaffia lo Sprito, mi perdo quel vestito che mi fa girar la testa e quei tacchi, che solo per quello mi aumenta la respirazione? mi perdo i suoi occhi, i suoi movimenti, la pelle che si scalda, la voce che si fa pastosa, gli odori, il contatto, l'intesità di ogni movimento, belin mi perdo tutto l'invesgendo per presentarmi all'ultimo? all'orgasmo? alla festa? gol di Magnocavallo e avanti tutta, me la godo, me la stragodo, la mastico, la sgranocchio, me la passo in tutta la bocca, il cuore e lo stomaco, l'emozione e la pazzia di esser Genoano, fino alle bandiere, mamma mia quante, fino al gol di Ciccio...e fammi godere come una Bestia...che son pazzo...che ho capito...
e l'aria sarà diversa, e le bandiere coloreranno, Genova...come piace a noi..
non come piace a loro, a quelli che la tengono in ostaggio...belin volevano il Genoa...non vi basta castrare la nostra Città? vogliono castrare i nostri Sogni, che non son 80 anni o giù di lì che ci avete tolto il Cielo...loro che son quelli che dovrebbero farla volare Genova, che c'è tutto, dovrebbero cambiarla Genova e loro che son quelli che potrebbero migliorarla, han tutto l'interesse a far rimanere le cose come sono... tanto ci sono i Genoani che bevono dal pirone...
cazzo.... il Genoa è Vivo, il Genoa Respira, il Genoa Sogna, il Genoa ha passato, presente e Futuro... in barba al mondo che ci gira intorno, e a chi crede alle verità di plastica, sentimento nazional popolare, al volemose bene, al politcally correct e ai fagioli della Carrà...
aggrappiamoci ai Sogni e al nostro Grifo, ai sorrisi di chi ama la Vita e alle ali del nostro Grifo e basta coi saggi non ne posso più, voglio vivere la mia lucida pazzia e mandare a culo tutto, che voglio vivere con gli occhi di bambino e il mio Genua che vince, le vince tutte, e voglio credere a tutte le musse del calciomercato, e la bandiera sventola sul poggiolo, che son cresciuto a forza Genoa e zampi merda... ora mi sono incarognito e vivo a zampi merda e forza Genoa... un po' di mussa, una corssa in riva al mare, vino buono...

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10/07/2007

I Promessi Belini

Su quel ramo del golfo di Belinia che volge a levante, su per un tortuoso viottolo, camminava bel bello Don Porcello, ad un certo momento per la sua strada comparirono due loschi figuri, erano due Caccari, appoggiati su un vespino 50 rosa (truccato), con tanto di sella con le frange e stereo nel cassettino provvisto di casse da 150 watt e subwoofer sotto il sellino, incofondibili nel loro abbigliamento:
camicia sbottonata fino all’ombelico, catenazza d’oro massiccio da ½ kg al collo con crocifisso da 1 kg che
schiacciava il pelo folto sul petto, stivaletti anni ’70 con tacco di 6 cm.,, braccialetto d’oro di 4 etti, anellazzo a testa di leone con tanto di pietra incastonata, rolex finto comprato dai marocchini, mano destra costantemente a grattarsi i coglioni, baffoni neri, coppola, puzza incredibile e, per finire, sciarpa multicolore con marinaretto con la pipa legata in vita.
Don Porcello, fece finta di nulla chinando la testa, sapeva benissimo che si trattava degli scagnozzi del terribile Don Sgarrone, un potente signorotto del posto che faceva il bello e il cattivo tempo, che aveva messo gli occhi addosso a Stella Fighella, la più gran gnocca della riviera, il primo dei due disse ‘Caro Don Purcello, siame Tano e Lollo, ci è raggiunta la notizie, che vuie avriste ‘a maritare Belin Belino e Stella Fighella…forse ‘o sapete che a Don Sgarrone
stu fatte, nun lo aggrada proprie…’…a Don Porcella
tremavano le gambe..e anche il pisellino…ma decise di
fare il duro…diventò tutto paonazzo e cagandosi nelle
mutande disse ’Beh, cari signori, giammai farei qualcosa che non aggrada Don Sgarrone…ditegli pure di stare tranquillo’, forse non era stato proprio un duro…ma si era salvato il culo…l’altro Caccaro rispose..’Ebbrave Purcello, vede c’hai capite…non li spusare e tutte andrà bbuone…’…detto questo sparirono, sul loro vespino, sfoggiando due caschi giallo-rosa fosforescenti. Don Porcello corse nella sua chiesetta tutto affannato, a riceverlo la sua fedele perpetua, Maria Grazia Barilotta, una vecchia meretrice di
sampierdarena, che si stava facendo sbattere da Don Minchieli…Don Porcella si incazzò ‘Cazzo, Barilotta…sei sempre dietro a prendere del belino…alla tua età!!!…’…’eh si Don Porcello…lo sto prendendo dietro…’…Don Minchieli si rivestì ed esclamando ‘Io l’avevo detto!’ e sparì. Don Porcello si fece fare una camomilla calda, e la Barilotta, che girava sempre con un vasino da notte, perché era incontinente, gliela portò immediatamente perché lo vedeva molto agitato….Don Porcello non dormì tutta la notte, sudava come un maiale, pensava a Sgarrone e ai suoi Caccari armati fino ai denti, e a come dire a Belino che non
lo poteva ammogliare…Il mattino seguente Don Porcello
andò, con un giornale sotto braccio, a casa di Belino,
che si stava preparando per la cerimonia..’Vedi…Belino…è sorto un problema..non vi posso sposare…la vostra Stella..è nelle grazie di Don Sgarrone…dicono sia sua concubina…vedete c’è anche scritto qui, sul Servile Mercantile’..Belino si rizzò come una stecca da biliardo, mollò un sonoro calcio in culo a Don Porcello, e lo imbelinò fuori dalla porta…il Don se ne andò dolorante ma felice…belino raccontò tutto a Stella che scoppiò in lacrime…decisero di rivolgersi ad un legale..Edoardo Bellano Azzeccagarbugli…il quale si mostrò molto interessato al loro caso, disse che avrebbe risolto tutto lui, che non si sarebbe fatto mettere i piedi in testa da nessuno..ma quando scopri che aveva davanti Belino e Stella, e che avrebbe dovuto mettersi contro Don Sgarrone, cominciò ad accampare mille scuse…’..ah ma mi è venuta la bronchite…ho le emorroidi…ho l’alito pesante…e poi quell’articolo sul Servile Mercantile l’ho scritto io!!!’…Belino s’incazzò come una bestia, prese una mazza da baseball e con essa sodomizzò Bellano, che però non parve proprio dispiaciuto della ‘punizione’…i due se ne andarono sconsolati…quella
sera piombò in casa di Stella, Messere Francesco da
Mortola un giornalista amico della stirpe delle Beline, che disse a Stella di scappare e nascondersi il più lontano possibile in un posto segreto, neanche Belino doveva sapere dove, perché Don Sgarrone era deciso a rapirla. Stella, con la morte nel cuore, dovette accettare questo fatto, andò a casa di Belino, lo abbracciò..gli diede un bacio..e gli disse ‘Ciao amore mio…purtroppo il destino ci divide,non so dove andrò, sarà un periodo difficile, lungo e tribolato…ma il nostro amore resisterà, sarà sempre più forte, e verrà il giorno che vivremo per sempre
insieme….’..Belino, che aveva fiducia in Francesco, non riusciva a darsi pace, doveva combattere con un nemico molto più potente di lui, ma in cuor suo sapeva che avrebbe riavuto la sua Stella. Messere Francesco partì la notte stessa con Stella, tramite un suo conoscente riuscì a piazzarla in un convento, nell’ interland milanese, prima di lasciarla Francesco consegnò a Stella una catenina d’oro, con una medaglietta, sulla quale era scritto un nome…Franco Scoglio…’Stella custodisci gelosamente questa
catenina, è un talismano portafortuna…reca il nome del Salvatore che un giorno ridarà vigore al popolo delle Beline…quando ti troverai in pericolo stringila forte in un pugno e pronuncia la parola magica…AD MINCHIAM’, detto questo la lasciò…la madre superiore del convento la Monaca di Stronza, la prese con sé, assicurando il buon Francesco di averne cura come di una figlia. Il fatto è che purtroppo nella vita…prenderlo in culo è un lampo…difatti sotto le mentite spoglie della Monaca, si nascondeva nientemeno che Vittorio il Siriano…il più gran leccaculo della riviera ligure e di tutto il nord Italia…che sotto la copertura del convento gestiva il più gran bordello per i signorotti dell’alta borghesia…il Siriano era disposto a tutto pur di soddisfare i loro desideri…la leggenda narra
che il più depravato dei signorotti, un certo Giannotto La Cernia, desiderasse disperatamente sodomizzare con della cartavetro arrotolata sul pisello il Siriano, che prontamente non si tirò indietro, tantopiù che La Cernia era famoso per essere minidotato…il rapporto avvenne su una scrivania in un palazzo nel centro di Belinia….La Cernia rimase così
estasiato da quella serata di sesso sfrenato che tentò in tutti modi di portarsi a casa la scrivania galeotta….ma ogni tentativo fu vano! La povera Stella intanto, si occupava delle pulizie del convento, non era maltrattata, il lavoro era pesante, ma cibo e un buon letto non mancavano…la sua mente, però, volava libera oltre quell’alto muro, alla ricerca disperata del suo amato Belino.
Passarono i mesi, tristi e lunghi, la povera Stella era sempre lì, a ramazzare il convento, intanto il buon Belino, lasciata la città natale, girovagava l’Italia, per sfuggire l’ira di Don Sgarrone e dei suoi Caccari, alla ricerca disperata della sua Stella. Venne un giorno che un assiduo frequentatore del bordello del Siriano, il potente Aldo Carotone…da tutti temuto..nell’ambiente dei bordelli tanto che nessuno osava pronunciare il suo nome…era conosciuto come l’Innominato, notò in cortile la splendida
Stella, se ne invaghì..andò subito dal Siriano e disse che la voleva assolutamente come valletta nella sua popolare trasmissione ‘Il cesso di Carotone’, il Siriano rispose ‘Non te la do neanche per unmiliardo’…’Ti offro 100 milioni…’…’Passala a prendere tra un ora!’…Carotone si era trovato di fronte veramente un uomo con le palle e di sani principi morali!! La bella Stella non poté porre resistenza…si trasferì così, nel tetro castello dell’Innominato, infreddolita e impaurita… ‘Stella, guande sì bbuona, avrai a essere la valletta mia…farò nu successone…’…’Ti prego Innominato, io voglio tornare dal mio amore, Belino, ascolta il tuo cuore…portami da lui…Don Sgarrone ci perseguita, se faccio la tua valletta, quello mi
riconosce…aiutaci…’…’Don Sgarrone?…ma chi, o’ maiale?
chille è nu piezze e’ strunze…ma tu nun m’arrumpere o’
cazze…che ti chiagne?…Adduormete’…le continue suppliche di Stella non scalfivano il cuore di pietra di Carotone, che era più che mai deciso a farla sua…Stella passava giorni e notti a piangere e ad implorare Carotone…finché un giorno si ricordò del talismano consegnatole da Messere Francesco…passò tutta la notte stringendolo in un pugno e pensando continuamente ‘Ad minchiam…ad minchiam…ad minchiam…..’…Il mattino dopo, Carotone sfogliando il suo giornale preferito ‘Il Venduto XIX’, legge una notizia che gli fa arrovellare i coglioni: in un’intervista al direttore Piro Piro Ruffiano, Don Sgarrone dichiara che la trasmissione ‘Il cesso di Carotone’ è una pagliacciata’…si alza di scatto dalla sedia..’Mannaggia a Don Sgarrone, chilla fetecchia, che s’abbruciasse vive, vadano a vaffancule tutte ‘ste scribacchine emmerda, mo’ ciarrompe o cule a stu sgummuriate…’, si precipita nella camera di Stella…’Piccirilla..sì state fortunate…mò a Don Sgarrone l’arrumpe, e poi te puorte dall’ammure tue….’…queste parole ridiedero la speranza alla povera Stella che baciò la sua medaglia e pensò ‘Grazie Francuzzo…’…qualche giorno dopo Don Sgarrone e i suoi Caccari furono trovati impalati sul monte Beigua…nessuno seppe mai chi fosse il responsabile…Intanto Belin Belino, proseguendo le sue ricerche, non sapendo della brutta fine di Don Sgarrone, era arrivato a Milano…le sue prime parole entrando in città furono: ‘Belin, che città di merda!’, ma parlando un po’ con gli abitanti del luogo si dovette ricredere…‘Belin, che gente di merda!’…erano giorni duri per Milano…i milanesi erano
in rivolta perché inter e milan avevano speso per la campagna acquisti solo 700 miliardi, camminare per le strade stava diventando pericoloso…ma Belino doveva trovare la sua Stella…ciò non bastasse si stava diffondendo in città un’epidemia: la Sindrome di Sconcerto..i sintomi della malattia iniziano con un cambiamento della voce tendente al toscano, avviene poi un notevole gonfiamento delle guance a tal punto da trasformarsi in due grosse natiche e rendere il viso né più né meno che un culo! Il cervello comincia irreversibilmente ad andare in palla, si manifestano velleità di onnipotenza, grande irritabilità e
farneticazion  su ipotetici non ben specificatiprogetti di fusione…con il passare dei giorni lepersone contagiate furono migliaia, i luminari di scienza e medicina lavoravano ininterrottamente per trovare prontamente un antidoto, la situazione stava precipitando, si riuscì solamente a scoprire una categoria di persone immuni dalla Sindrome: il popolo delle Beline! In nessun modo essi potevano essere contagiati dal virus, ma nessuno sapeva darsi una
spiegazione…come un lampo che squarcia il cielo la soluzione venne proprio da Belino…passeggiando un giorno in P.za del Duomo, Belino si trovò di fronte un bauscia in piena crisi da Sindrome…alla quinta volta che il poveretto pronunciò la parole ‘fusione’, Belino non ci vide più e gli assestò due potenti calci nei coglioni! Come d’incanto, il bauscia guarì all’istante pronunciando ‘Figa queste Beline…gran brava gente!’, il fatto avvenne sotto gli occhi di un medico, che convocò immediatamente in riunione tutti i luminari…Belino fu esaminato, altri provarono aprendere a calci nei coglioni gli infetti, senza però ottenere risultati, Belino aveva delle caratteristiche
che solo il popolo delle Beline possiede: determinazione, coerenza, passione, ottimismo, entusiasmo, voglia di vivere, sorridere e sognare…il responso fu unanime: assoldare il popolo delle Beline per prendere a calci nei coglioni i milanesi!.
Quando venne comunicato alle Beline che dovevano guarire i milanesi nessuno accettò, ma quando fu riferito come dovevano guarirli, a calci nei coglioni, le Beline partirono in massa per invadere Milano.  Per le strade era uno spettacolo, le Beline sferravano calci nei coglioni con veemenza e precisione…si divertivano come i pazzi…facendo del bene! Una delle Beline, a un bel momento, notò un gruppetto di persone a lui note…si trattava di Piero Stressarego, Massimo Spezzatino Spaganini, Edoardo Bellano, e tre  simpaticoni: Mr. Tim, Mr. Omnitel e Scrondet…non seppe resistere, un folto gruppetto di Beline, decise all’unanimità, che quei signori erano stati sicuramente contagiati dal virus e dovevano essere immediatamente guariti…ci fu una terapia d’urto…volarono calci nei coglioni così secchi che i cinque non avrebbero più preso neanche un raffreddore!!

Belino da parte sua che aveva trovato la cura e guarito un gran numero di milanesi, fu convocato dal sindaco di Milano per essere insignito con una medaglia…ma egli rifiutò…nel suo discorso disse semplicemente: ‘L’ho fatto con piacere…’. Belino e il suo popolo, tornarono nella loro Belinia, soddisfatti per quello che avevano fatto…il cuore di Belino era straziato…gli mancava la sua Stella…gli mancava la vita…ma da buona Belina…sapeva che ‘quel giorno’ sarebbe presto arrivato.
Carotone, intanto, aveva preso a cuore il problema di Stella, che era riuscita a far risorgere un animo nobile ormai sopito, e voleva ad ogni costo riportarla dal suo amato Belino…ora avrebbero tranquillamente potuto coronare il loro amore… A mettere tutto a posto, come spesso accade nella vita di tutti, è il destino…un attimo, un segnale, un gesto, un incontro, il cielo, un uomo…sì nel destino di Stella e Belino comparve un uomo…il Salvatore, l’uomo della Provvidenza…un uomo venuto da lontano,  l’unico che aveva veramente capito lo spirito e la passione del popolo delle Beline, che aveva unito il  suo destino al loro, un uomo di grande carisma e temperamento, capace di gesti eclatanti e piccole dimostrazioni di grandezza, dotato di ironia e determinazione, sorrideva poco quell’uomo, ma quando lo faceva colorava il cielo… frenava i suoi sentimenti quell’uomo, ma quando si lasciava andare era come il mare in tempesta, i suoi occhi ti scavavano dentro, le sue mani erano calde, le sue parole erano schiette, il suo cuore era grande…tanti lo odiavano, ma chi lo conosceva rimaneva senza fiato… Quell’uomo era Franco Scoglio. Stella e Carotone lo incontrarono per le vie di Milano…appena lo vide Carotone si inginocchiò ai suoi piedi ‘Maestro, perdonatemi pecchè agge peccate…ve vuglie ospite fisse in ta trasmissione mia…’…’Maestro un corno…io sono Il Professore…e comunque se vuoi che venga nella tua trasmissione, devi farla a Belinia…io nel tuo Cesso non ci vengo…’…’Vabbuone Professore…com’avvulite…’…’Ora va…a Stella penso io…’…Carotone abbracciò il Professore e Stella, e tornò saltellando al suo castello felice come un bambino il giorno che finisce la scuola…Il Prof si girò verso Stella…le sorrise e le disse ‘Vieni con me..’, le rimase ammaliata da quell’uomo e rispose al sorriso, lui le prese la mano…partirono per Belinia…Arrivati si diressero verso una spiaggia…Stella rivide il mare…fu come se quell’enorme massa d’acqua le riempisse il cuore per ridarle la vita…il sole stava tramontando disegnando i contorni delle poche nuvole all’orizzonte, il riflesso rosso su quel mare blu intenso, colorava questa splendida e calda serata, una leggera brezza accarezzava il corpo
di Stella e scuoteva i suoi lunghi capelli neri…il suo sorriso era intenso, i suoi occhi erano grandi…si sentiva bene lì, nella sua città, abbracciata da quel
forte uomo…fu in questo momento che Stella si accorse di Belino…era seduto in riva al mare, cullato dal rumore delle onde e lo sguardo verso il sole…il Prof
baciò Stella sulla fronte e sorridendole disse ‘Vai..’, lei lo abbracciò forte…’Grazie Francuzzo…’,  corse verso il suo uomo ‘Belinooooooooooo’, lui si
alzò le corse incontro…’Stellaaaaaaaaaaaaa’, si dettero una craniata clamorosa, si abbracciarono…lei piangendo disse semplicemente ‘Ciao…’, lui la guardò negli occhi..’Ciao piccola mia…da oggi resterai sempre sul mio petto’, poi guardò il Prof..con un gesto del capo lo ringraziò…dagli occhi del Prof scese una lacrima (ma solo una!)….
Il giorno dopo in P.za Belino, Franco Scoglio celebrò le nozze di Belin Belino e Stella Fighella, in piazza  c’era tutto il popolo delle Beline, fu una grande
festa, Belino e Stella coronarono il loro sogno…un sogno colorato di rossoblu….

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14/06/2007

Giuseppe Marzari racconta la sua prima partita di calcio

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Una vera chicca : Giuseppe Marzari racconta a modo suo la sua  di calcio a Marassi ...

Clicca Giuseppe_Marzari_-_Tifo_Galoppante.mp3 per sentirla 


Buon divertimento!!! 

 


11:49 Scritto in Racconti | Link permanente | Commenti (0) | Manda

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