09/07/2006

Bergamo - Fazi su Garr1

FaziBergamo1.mp3

Altre intercettazioni audio

 

Intercettazioni Audio

 

08/07/2006

Moggi telefona a Biscardi

Audio telefonata Moggi - Fazi


03/06/2006

Intercettazioni, Graziani: «Lucià, a Controcampo di penso io»

 



ImageLUCIANO E ANDREA MOGGI
Andrea Moggi: Babbo, eh...
Luciano Moggi: Tutto bene?
Andrea: Pare che ti danno 5.000 poliziotti
Luciano: Ma lì ha fatto un bel lavoro Pisanu. Ha fatto un ordine pubblico bestiale
Andrea: Addirittura, ho letto sul Romanista che hanno fatto il sondaggio per fare gli striscioni
Luciano: Sì?
Andrea: Sì sì. No, perché hanno invitato i lettori a mandargli gli slogan che si potevano utilizzare per fare gli striscioni più belli
Luciano: Questi non c'hanno da fa' niente
Andrea : No, no, niente. Proprio zero
Luciano: In pratica tutto l'impegno loro nella vita è quello del calcio.

MOGGI-MELLI
Melli: Luciano?
Moggi: Eh ciao Franco
Melli: Poi parla?
Moggi: Dimmi
Melli: No, ti volevo dì che tu domani mattina gli devi dì ad Aldo di fa vede che ci so' due rigori a favore vostro
Moggi: Ti chiamo, io ti chiamo io, ti chiamo io, ti chiamo io, attacca

MOGGi-GRAZIANI
Graziani: Luciano?!Ciao, sono Ciccio! Amico mio come stai?
Moggi:Tutto bene
Graziani: Luciano?!Tutto bene anche da parte mia come stai. Senti, ascoltami una cosa vado a Controcampo che ti serve?
Moggi: Mi serve che tu dica quello che nella realtà, considera ci hanno fatto di tu.. azione intimidatoria, prima dopo e durante.... E' una cosa vergognosa quella che è stata fatta, schiaffi, a questo a quello, in campo, Dacourt che entra sulle gambe... tutto l'insieme, dopo, poi, pretendono che gli arbitri arbitrino bene, ma come fanno in quella bolgia poveri diavoli!
GrazianiLuciano?!Non c'è dubbio
Moggi:Questo fallo presente
Graziani: Degli episodi che possiamo dire?
Moggi:C'era un gol valido da parte nostra, c'era un rigore a favore... Poi può darsi pure che ci siano state irregolarità nel gol però..
Graziani: Sì, sì, ci penso io

MOGGI-BISCARDI
Moggi:Aldo?
Biscardi: Sì
Moggi:Senti un po' invita Padovan
Biscardi: Eh lo invito, pecché viene?
Moggi:Eh glielo dico io
Biscardi: E diglielo tu allora che problema c'è? A me me fa solo contento. Ho invitato pure Colombo, quello è uno che mena
Moggi:Eh ma è ‘no stronzo
Biscardi: Eh?
Moggi:E' ‘no stronzo
Biscardi: Non ho capito?
Moggi:E' uno stronzo, però se va tutto bene ci dà contro
Biscardi: No, stai a scherza, ha sempre difeso a spada tratta, attaccato tutti, 'no juventio di ferro. Te ricordi oh eh? E' sempre un pilastro. Vabbè Padovan fallo venì

MOGGI DAMASCELLI
Damascelli:Sono Tony,
Moggi: Ué Tony
Damascelli: Come andiamo bene?
Moggi: Bene per la vittoria, ce ne vomitano di tutti i colori
Damascelli: No, eheeh mah sei già abituato, ieri sera ho sentito di tutto. Stranamente Agnolin ci ha difeso, stranamente
Moggi: Ma alla Domenica Sportiva so stati bravi
Damascelli: Sì a parte quella testa di cazzo dell'allenatore del Lecce
Moggi:Ma mica tanto anche....
Damascelli:No, non tanto la battuta sul doping dicevo io
Moggi: Sì però tutto sommato s'è contenuto
Damascelli: E quella testa di cazzo della D'Amico ieri pomeriggio! "doveva arbitrare Collina perché con Collina l'Uefa va arbitratre…". Domani attacco Collina
Moggi: Tony io ti ho raccontato due piccoli episodi: lo speaker e hanno suonato solo l'inno della Roma e il pullman no? Le parolacce che hanno detto all'arbitro prima della partita quando è entrato negli spogliatoio Dio solo lo sa! Il comportamento dei giocatori della Roma da espellere e lui e l'assistente che sono andati in bambola, ne hanno combinate più a noi che a loro perché dovevano caccià, oltre che dacci un rigore, oltre che a darci il gol di Ibrahimovic, dovevano caccià due o tre giocatori. Ma io lo dico a scapito mio. Io ti dico che se lui avesse cacciato un giocatore della Roma, per esempio Dacourt che era da cartellino rosso, veniva fuori qualche incidente di brutto. A Roma non si può giocà a pallone Tony
Damascelli: Bravo. E se tu hai tempo oggi fatti portare da Girotto il pezzo che ho scritto io oggi per la copertina dello Sport, il titolo è questo: Del Piero uomo solo all'interno del Colosseo
Moggi: Io ti dico che questo qui, l'arbitro ne ha combinate a svantaggio più nostro che loro, perché ne dovevano caccià fuori due da'a Roma. Ma son convinto che sarebbe, ci sarebbe successo il morto te lo dico io quindi
Damascelli: Ma a Roma non si può più giocare
Moggi: Meno male che non è successo, ancha a scapito mio, meno male che non è successo. E' una vergogna guarda quello che sta succedendo a Roma
Damascelli: Eppure Rosella Sensi deve parl..
Moggi: Appunto
Damascelli: Eppoi dopo quello che ha detto Cassano gli brucia il culo hai capito.

MOGGI - SEGRETARIA BISCARDI
Moggi: Elisabetta?!
Segretaria: Sì
Moggi: Quando si ferma Aldo digli un pochino, che difende tanto i romanisti, ma stai... va a parla dell'assalto al pullman, diglielo che te l'ho detto io
Segretaria: Che cos'è che gli devo dire?
Moggi: L'assalto al pullman prima della squadra, non era mai successo a nessuno
Segretaria: Va bene
Moggi: E sta parlando quel gaglioffo di Giorgio Martino, ma toglietegli almeno la parola. Porco cane!

MOGGI - BALDAS
Moggi: Eccomi qua
Baldas: Hai visto?
Moggi: Sì sì bene bene
Baldas: Io ho cercato di fare il massimo, credo sia andato abbastanza bene. Abbiam tenuto…
Moggi: Ma mi sembra che tutti quanti si sian
Baldas: Sì sì
Moggi: Solo, sai .. peggio di tutti sai chi è andato?
Baldas: Chi?
Moggi: Biscardi
Baldas: Sì (risata) eh sì ma lo sai lui quando c'è da tirar profitto se ne sbatte un po' di tutti sai? E questo tu devi tenerlo sempre in considerazione. No però, adesso a parte tutto. Luciano sai che cos'è che non mi è piaciuto? E che le immagini sono state montate a quel modo. Perché se lui faceva vedere prima gli interventi quelli tosti della Juve, poi solo quello della Roma e poi solo quello di Zambrotta era meglio no? Ti sembra? Cioè han fatto vedere i primi 4-5 interventi sembrava fosse tutta colpa vostra
Moggi: Io non ho manco visto l'intervento di Dacourt
Baldas: Ecco vedi insomma, comunque quello ci sta dopo? Ah tu dici quello su Zebina sulla schiena, no? Quello non lo han fatto vedere sì. Eh ma sai, lì te l'ho detto un po', quello è il mio amico e collega romano che sta con me che purtroppo beh...
Moggi: Va be, va be, è andata abbastanza bene
Baldas: Sì direi di sì, insomma a me pareva di sì
Moggi: Se andata bene vuol dire che hanno detto, hanno cercato di dire la verità. Quel cretino di Giorgio Martino piglia i soldi da ‘a Roma, è chiaro che...
Baldas:Eh lo so

MOGGI - PERRONE
Perrone: Son Roberto Perrone
Moggi: Ciao Roberto
Perrone: Volevo farti i complimenti per l'intervento televisivo eh
Moggi: Roberto qui si va a fare le corride
Perrone: Sì, gli agguati ci sono. Fanno gli agguati
Moggi: Sì, ma tu lo sai al pullman della Roma cos'è successo?
Perrone: Sì, hanno tirato delle cose perché pensavano fosse il vostro
Moggi: Ma ti rendi conto a che punti si arriva?
Perrone: Scusami ma la cosa più grave è quella dello speaker, che io l'ho detto, ma il fairplay dov'è finito? Ma la regolarità delle gare, scherziamo!!
Moggi:A Roma non si può più giocare
Tutti e due: Risata

MOGGI-SCONCERTI
Moggi: Pronto
Sconcerti: Eccomi Luciano
Moggi: Ciao Mario, ti volevo solo ringraziare, ho letto l'articolo di sabato.
Sconcerti: E vabbè è la verità
Moggi: La verità?! Guarda siamo andati a Roma ne abbiamo viste tante guarda che, poi dopo so pure … lo speaker dà la dimensione di come la società si è comportata
Sconcerti: Sì sì
Moggi: Lo speaker lo paga la società, mica lo paghiamo noi.... (...) Dai, il fatto del pullman e poi come siamo stati aggrediti, prima dopo e durante, però sai... io ti devo dire una cosa Mario: a Roma non è più una partita giocabile
Sconcerti: No, no son d'accordo, è una piazza ormai completamente drogata
Moggi: E' la violenza, la violenza continua. Eh ma son queste radio private che, non tutte per grazia di Dio, ma c'è questo Marione... incitano alla violenza.
Sconcerti: Tu sai che a Marione , dopo il derby , i tifosi della Lazio, gli Irriducibili, sono andati lì e gli han impedito di entrare . Marione io non so più nemmeno se ci sia
Moggi: Sì sì c'è eh
Sconcerti: Ah sì
Moggi: Questa settimana apriti cielo, ne ha dette di tutti i colori da lunedì a sabato. E' una cosa che ha dell'incredibile, io a Roma non non .. si rischia anche l'incolumità e ti devo dì una cosa a onor del vero, che il pubblico è stato più educato dei giocatori e della società, perché sì hanno fatto un po' di folklore ma insomma niente di particolare, quindi tutto sommato, ti devo dì lasciando fuori l'assalto al pullman.. tu lo sai del pullman?
Sconcerti: Io so che hanno sbagliato, hanno tirato le uova al loro
Moggi: Le ova e tutti i giocatori della Roma "fermi siamo noi". Ma ti rendi conto? Ma si può arriva a Roma capitale d'Italia un comportamento del genere? ...
Sconcerti: Sì, ma cavolo, i giocatori sono assolutamente responsabili
Moggi: A disposizione per tutto , Mario
Sconcerti:Grazie Luciano.

Galliani si tira fuori. Altre intercettazioni lo inchiodano

Il 17 aprile 2005 Meani non accetta le giustificazioni di Gennaro Mazzei sull'errore dell'assistente Baglioni (gol annullato a Crespo nella partita Siena - Milan) ammettendo di non averlo mai chiesto né voluto nelle partite del Milan: «Adesso state attenti, state attenti perché Galliani è super velenoso, mandateci gente, perché ormai…anche perché …mandateci anche a noi un po' il Consolo, non è che lo mandi sempre a Torino...mandaci gente tipo Consolo…hai capito?». E Mazzei intimorito replica «Si, no, no, no te lo mando, non è che…ci mancherebbe altro ». Meani capisce di poter osare qualcosa in più e insiste: «Allora se devi far ruotare, fa ruotare anche Puglisi sul Milan…che questa cosa incomincia a starci sul cazzo che uno che fa il…lavoro con noi se ne sta fuori un anno e mezzo…allora fammi bene, fammi vedere di mandarmelo mercoledì». Mazzei accetta: «Va bene!». Il giorno dopo Meani rincara la dose: «Galliani è furibondo eh!...ha tirato fuori i cannoni di Navarone...».


I due assistenti saranno nientemeno che i due fedelissimi Puglisi e Babini.
Il 18 aprile 2005
Bergamo riferisce a Pairetto che a seguito di consistenti pressioni ha dovuto inserire nella prossima partita del Milan l'assistente Puglisi: «C'è stata qualche pressione e quindi…si mette Puglisi a fare Milan - Chievo …eh questi dicono: perché ci penalizzate? Ehm, cioè, con me non hanno parlato. Ti dico la verità hanno chiamato Gennaro Mazzei».
Nel mondo arbitrale le designazioni dei guardalinee sono un segnale inequivocabile. Collina chiama Meani: «Beh vedo che hai una certa potenza, volevo farti i complimenti e…ma va a cagare te e tutti quanti…ho aperto il computer ho visto la coppia, dico non ci posso credere, da morire dal ridere veramente…da morire dal ridere». E Meani gonfiandosi il petto per quello che è riuscito a compiere replica: «E' bastato tirargli le orecchie, come quelle dell'asino». L'arbitro Messina è ancora più diretto con Meani: «Oh cazzo! Ma li hai designati te i guardialinee o loro?...no perché cazzo, se li, se li sceglieva, se li sceglievi te avresti scelto quei due lì te». E Meani non si risparmia neppure in questo caso ed affonda il colpo: «Mi sa che erano un po' con la coscienzina sporca, ieri sono scattate un po' di tirate d'orecchie».
Puglisi riferisce a Meani di aver istruito Babini: «Gli ho detto se ti mandano lì ti mandano perché sanno che sei abbastanza gradito all'ambiente... nel dubbio da una parte vai su e dall'altra parte stai giù! poi le cose eclatanti che vedono tutti nessuno dice nente eh!...come fanno gli altri…gli altri cosa fanno? Nel dubbio se è la Juventus stanno giù, se è un'altra aquadra vanno su! Finito!». Babini è imbarazzato perchè la designazione è sfacciata e in una telefonata dice a Meani: «Facciamo ridere tutta Italia con questa designazione! ». Meani risponde: «Noi facciamo ridere tutta Italia? E gli altri là quando si fanno le loro?».
MILAN-JUVENTUS
CI PENSA BERGAMO

Il giorno 28 aprile 2005. Il designatore Bergamo chiama Meani: «Ascoltami io ho urgenza di parlare con il grande capo…». Bergamo riferisce a Galliani che si sta facendo unico scudo contro un fronte fortissimo, perchè dall'altra parte (Juventus) volevano aggiustare la pratica della squalifica di Ibrahimovic tramite l'assistente Griselli che, «secondo loro», avrebbe dovuto riferire di aver visto l'episodio incriminato salvando così «capra e cavoli», permettendo la diminuzione dei turni della squalifica e l'impiego del calciatore nella partita contro il Milan. Galliani lo ringrazia di cuore per aver fatto in modo, anche tramite Griselli, che l'escamotage Juventino non fosse andato a buon fine. Bergamo poi parla con Meani: «Eh no, no con me credimi trovano una porta non chiusa, chiusa ma chiusa a chiave perché io avevo già capito dai giornali che stavano preparando tutta una cosa perché la disciplinare rivedesse il suo giudizio e questo poteva dipendere soltanto da Griselli…».
«STAGNOLI E AYROLDI?
VANNO BENE...»

Meani approfitta della situazione e chiede a Bergamo lumi sui guardalinee per la giornata successiva: «Chi pensi di mandarmi domenica a Firenze?». Bergamo è conciliante: «Voi con Stagnoli come vi siete trovati ultimamente?». La riposta positiva del dirigente permette a Bergamo di affermare «Beh lui potrebbe essere uno». Meani continua: «Anche se vuoi mettere uno che ha fatto poche partite con noi che noi ci troviamo bene è anche Ambrosino!...eh a me Stagnoli e Ambrosino vanno anche bene eh ». Bergamo gli chiede «mentre invece Ayroldi no eh?». Meani: «Ayroldi può andare bene anche…». Conclude definitivamente il discorso Bergamo: «Ed allora mi danno una certa garanzia Stagnoli e Ayroldi».
«Che battaglie con Pairetto...»
Meani e Bergamo si risentono il 7 maggio 2005. Il designatore, riferendosi, alla partita decisiva Milan - Juventus fa presente a Meani di essere riuscito, grazie a mille battaglie soprattutto contro Pairetto che fino all'ultimo voleva mandare l'assistente Consolo a Milano, a portare in porto quello che avevano stabilito «Che battaglie ragazzi! E comunque è andato tutto in porto hai visto?», Meani gli risponde: «Dio buono che guerra!... Ma si sa che comandi tu eh!». Bergamo continua il racconto «Eh ma tu sapessi l'amico che…già dalla…anche dalla griglia eh! Perché per fare una griglia senza preclusioni ho dovuto fare… E poi dopo in tutte le maniere…tanto te lo dico doveva venire Consolo, Consolo, Consolo, Consolo...». Meani: «Ma tu vedrai adesso al di là di tutto se andiamo, ammettiamo che si pareggi tu vedrai le prossime tre giornate che pressioni che ti fanno!». E Bergamo: «Eh lo so ma noi, te intanto tienimi sempre tranquillo il Presidente…poi ci sentiamo di volta, poi il campo è il campo tu lo sai!».
LE METAMORFOSI
DI DE SANTIS

Meani chiede a Bergamo anche un parere sull'arbitro De Santis, che improvvisamente si è messo ad arbitrare senza condizionamenti. La risposta di Bergamo è eloquente e conferma la metamorfosi e i vecchi trascorsi: «Lui quest'anno si è trovato ad un bivio o ascolta me o ascolta chi vuole lui! Gli ho detto: amico caro, io c'ho i mondiali da portare avanti…e quindi non posso, non posso giocarmi la mia credibilità con te (...) probabilmente qualche sirena in passato l'ha dovuta ascoltare e non era sgombro in testa come, come avrebbe dovuto essere». Meani allora insiste e propone per la relativa analisi anche l'arbitro Bertini. Anche in questo caso Bergamo rassicura Meani: «no, si sta sgombrando, stai tranquillo si sta sgombrando. Anche se non diventerà mai un grande arbitro è un buon arbitro…è un buon arbitro, è uno che ha capito di aver sbagliato! È uno che ha capito di aver sbagliato, stai tranquillo te lo dico con certezza…e lui è uno che si sta completamente mettendo la testa a posto».
E ALLA FINE SPUNTANO
GLI OROLOGI

Meani si adopera come può per cercare di dare un segnale a coloro che potrebbero decidere il match dell'anno Milan-Juve, decisivo per lo scudetto. Il 6 maggio 2005, contatta l'assistente Mitro, uno dei due designati per la partita cruciale, e lo invita a sostenere una gara imperniata sulla imparzialità. L'altro assistente Farneti,dopo essere venuto a conoscenza che sarà uno dei due assistenti chiama Meani lo stesso giorno esprimendogli la sua soddisfazione per il graditissimo impegno che lo attende, Meani da parte sua gi fa capire che questo si è verificato perchè lo ha voluto la società rossonera: «Chi potrebbe aver dato il benestare?» e l'assistente gli risponde: «lo avete dato voi di sicuro» .Infine, quando Farneti ringrazia per l'ennesima volta il dirigente milanista per la possibilità che gli hanno concesso, Meani gli riferisce che sono stati preparati gli orologi per tutta la squadra arbitrale.
GLI ARBITRI
PER LA CHAMPIONS

Sul versante europeo della Champions League, Meani ottiene da Pairetto la garanzia che nel prossimo e doppio turno di coppa il Milan sarà diretto dall'arbitro Vassaras nel primo incontro casalingo e dall'arbitro Aughe nella successiva trasferta. In virtù dell'ottimo risultato centrato sui due arbitri, Meani comunica a Galliani - gli arbitri della semifinale di Champions League «sono Vassaras e Aughe i due arbitri della semifinale…ho lavorato bene?». Galliani entusiasta: « bene…stupendo, stupendo…stupendo, bravo, bravo…».
E GALLIANI
SPINGE, SPINGE...

Meani avverte la necessità di espandere il raggio d'azione e di governo anche nelle serie minori, nel calcio meno conosciuto, e lo manifesta esplicitamente al suo presidente allorquando gli propone due nominativi da sottoporre alle attenzioni di Lanese (Presidente dell'AIA), in modo tale da avere un maggiore controllo anche nelle categorie inferiori.
Meani a Galliani: «Ecco! Volevo dirle è possibile se io posso spingere per due persone con Lanese da mettere nelle commissioni dilettanti e di C?... perché abbiamo un po' di controllo anche nelle categorie inferiori è meglio! » Galliani senza esitazioni risponde: «Spinga…va bene, va bene, spinga…sono gente di fiducia?». Ottenuto il consenso dal suo Presidente, Meani chiama Lanese esordendo di averlo chiamato e disturbato solo in veste di ambasciatore. Lanese si dice disponibile ad aiutare i due nomi fatti . Daddato e Marano.

23/05/2006

L'ordine: vietato cedere all'Inter i giocatori migliori

ROMA — Dagli arbitraggi dei campionati giovanili alla campagna acquisti. Ecco altri esempi di come, secondo l'accusa, Luciano Moggi e la sua organizzazione esercitavano il loro potere.
Fin da bambini
Il 21 novembre 2004 Nello De Nicola, responsabile del settore giovanile della Juventus, chiama Moggi e gli racconta come è andata l'ultima partita. Nell'informativa si sottolinea che di Nichelino, in Piemonte, è originario anche il «sodale» Luigi Pairetto, designatore di A e B.
De Nicola: «Vincevamo 1 a 0 all'89'. All'89' Bonocore de Nichelino, l'arbitro della sezione di Nichelino s'è inventato un rigore: 1 a 1 e...».
Moggi: «Ma... questa partita qui l'ha arbitrata uno di Nichelino?».
D.N.: «Sì».
M: «Ora... ora questo ci parlo io... la metto io a posto».
D.N.: «Era una partita che avevamo vinto, se questo deficiente non se inventa questo rigore la partita l'avevamo vinta. Capito?».
M: «Ma ora a questo lo sistemo io, non ti preoccupare».
Mutu in bus
Adrian Mutu passa dal Chelsea alla Juventus grazie alla Gea. Ma con il suo agente Alessandro Moggi non parla solo di calcio. Anzi, dice l'accusa, gli propone di fare un affare insieme in Romania: «Non si può fare a meno di indicare il rapporto che intanto si è creato tra Moggi Alessandro e Mutu, nonché le cointeressenze instauratesi tra i due che vanno oltre lo stretto rapporto agente/calciatore. Infatti, Mutu propone ad Alessandro Moggi di acquistare ad un prezzo vantaggioso, attraverso le conoscenze di questi in Fiat, un consistente numero di pullman (500) da rivendere poi in Romania, in modo tale da guadagnarci entrambi. L'agente si mostra disponibile a quanto richiestogli, riservandosi però di parlarne con il padre Luciano».

Al posto di Collina
Massimo De Santis puntava a succedere a Collina e per questo stava costruendo la sua «squadra»: secondo i carabinieri, «aveva catalizzato intorno a sé molti addetti ai lavori» che erano stati «opportunamente allevati sin dai livelli inferiori». Tra questi Luca Palanca, Enrico Ceniccola, Marco Alessandroni, Paolo Ricci, Maurizio Ciampi, Sergio De Santis e Manfredo Martino, collaboratore di Bergamo e Pairetto. De Santis «esercitava pressioni sugli osservatori per far lievitare il voto agli arbitri a lui collegati, al fine di progredire nelle graduatorie». La telefonata fra De Santis e Martino è del 20 novembre 2004.
De Santis: «Allora?».
Martino: «Ti sei accorto che m'avete chiamato».
D: «E me so accorto... ao senti, ho parlato co Pasquale gli da 8 e 40».
M: «No!».
D: «E gliel'ha detto Paolo de daglie 8 e 40... gliel'ha detto sia Paolo che Gigi».
La combriccola
Il presidente del Cagliari, Massimo Cellino, chiama Ghirelli, segretario Figc, e si lamenta dell'arbitro De Santis dopo la partita con la Reggina. Era stato proprio Cellino a parlare di «combriccola romana» a proposito degli arbitri, mettendola in collegamento con la Gea. La telefonata è dell'11 dicembre 2004.
Cellino: (parlando con altri) «Sempre protetto, cazzo! Luciano Moggi alla festa con gli arbitri ci fa l'occhiolino a tutti! ».
Ghirelli: «Pronto?». (...)
C: «De Santis è un coglione e lo è sempre stato! Cazzo!».
G: «Ma che ha fatto?». (...).
C: «Prevenuto in una maniera allucinante! Guardati l'ultimo quarto d'ora della partita e renditi conto di quello che c'ha fatto! C'ha buttato fuori 3 giocatori ma una cosa, guarda, imbarazzante! Che vada ad arbitrare la Juve fisso e non ci rompa i coglioni! Gli faccia vincere il campionato e non ci rompa il cazzo De Santis! Ehm... Sai quali sono le due squadre che hanno il più folto numero della Gea in Italia? Messina e Reggina».
G: «Eh... Uh...».
C: «Ecco! Roma 1, tutta quella zona lì è tutta bella, tifosa della Juventus!...Ciao, ciao... e vaffanculo tutti! Non si può sognare! Mi ero convinto di avere una buona squadra!».
La suoneria
Paolo Bergamo chiama (8 febbraio 2005) Maria Grazia Fazi per chiederle come è andato un incontro con Moggi.
Bergamo: (ride) «Ti sei divertita o no? Dimmi il risultato finale!».
Fazi: «Guarda, mi sono non divertita Paolo, mi son sentita realizzata credimi! E nel bel mezzo del discorso, che poi ti faccio, so scese due lacrime belle, ma due belle, l'ho sconvolto Paolo!». (...)
F: «Allora, intanto mi ha dedicato un'ora ed un quarto del suo tempo senza telefonino! Quindi significa che la cacarella è arrivata, proprio!».
B: «Uh! Si! Ah , questo mai, nemmeno quando c'è il numero uno, eh. Anche quando c'è il numero uno, il telefono è sempre in funzione, eh?»
F: «Eh, appun... ma te lo giuro, l'ha spento eh? Quello che c'ha la suoneria della Domenica Sportiva, il 90˚».
Niente Taddei
Moggi impedisce il trasferimento all'Inter non solo di Giannichedda (che poi andrà alla Juve) e di Cesar (che all'Inter andrà un anno dopo) ma anche di Taddei del Siena. L'informativa ricostruisce così l'episodio: «Si è potuto determinare che Luciano Moggi interviene (...) sulla società del Siena del presidente De Luca, tramite la quale, come dichiara nel corso di una telefonata il direttore sportivo di detta squadra, Giorgio Perinetti, ad Alessandro Moggi, impedisce a seguito di una accurata strategia la cessione del calciatore Taddei sempre a discapito della squadra dell'Inter».

Lorenzo Salvia

22 maggio 2006

Calcio caos, inchiesta in 5 punti


Facciamo il punto della situazione dopo la divulgazione delle intercettazioni telefoniche: cosa è successo, chi indaga, chi sono i protagonisti e cosa rischiano
Luciano Moggi è nella bufera. Ansa
Luciano Moggi è nella bufera. Ansa
1 - QUALI SONO LE INCHIESTE IN CORSO?
INTERCETTAZIONI ARBITRALI
Da agosto a settembre 2004 la procura di Torino compie intercettazioni sui telefonini di Luciano Moggi, d.g. Juve, nell’ambito dell’inchiesta doping. Ma i giudici scoprono che Moggi parla per esempio con il designatore arbitrale Pairetto (anche nella commissione Uefa), chiedendo designazioni per Champions e addirittura per amichevoli. Moggi parla anche con l’a.d. juventino Giraudo e con il vicepresidente federale Mazzini. Arbitri spuntano anche nelle intercettazioni di Napoli: un gruppo di 5 «fischietti» avrebbe agito in modo da aiutare la Juve e altre società care a Moggi con le direzioni arbitrali.
L’ATTIVITÀ DELLA GEA
La procura di Napoli intercetta i telefoni di Moggi per investigare sulla Gea. La discussa società di agenti, guidata dal figlio di Moggi, Alessandro, controlla oltre 200 tra giocatori e tecnici di serie A. Moggi jr è indagato per «illecita concorrenza con violenza e minacce». Lui stesso, il papà Luciano, più Carraro, Bergamo, Pairetto e De Santis per «associazione a delinquere per frode sportiva». In pratica, la Gea è accusata di controllare mercato e risultati di alcune partite relative a 29 giornate del torneo 2004-05. Favori anche a Fiorentina e Lazio. Anche la procura di Roma indaga sulla Gea e sulle pressioni di Moggi per far allontanare il d.s. della Roma Baldini.
BILANCIO JUVE
Inchiesta del 2002, riguarda il falso in bilancio della Juve. Iscritto nel registro degli indagati l’a.d. Giraudo. Nel mirino trasferimenti sospetti, come lo scambio col Parma Di Vaio-Brighi con plusvalenze «monstre» per i bianconeri. Ma anche lo scambio Amoruso-Ametrano (tra Juve e Napoli) e l’acquisto di Buffon dal Parma.
2 - QUALI PROCURE INDAGANO?
Sono coinvolte 5 procure: Torino, Roma, Napoli, Parma e Perugia. Torino ha indagato sulle intercettazioni arbitrali: aveva archiviato ma adesso, dopo le ultime rivelazioni, potrebbe riaprire il procedimento; inoltre sotto inchiesta il bilancio Juve e le scommesse clandestine di 4 bianconeri. Anche a Parma i giudici investigano sulle scommesse.
A Napoli la parte più rilevante dell’inchiesta: un dossier di oltre duemila pagine che inchioderebbe Moggi, i designatori e un gruppo di arbitri (guidati da De Santis) per indirizzare i risultati delle partite; e inoltre il controllo del mercato.
A Roma si indaga sulla Gea e anche sul crac della Viterbese (con il coinvolgimento dell’ad Gea Franco Zavaglia). A Perugia infine sta indagando sul crac del Perugia (ipotizzando bancarotta fraudolenta per Gaucci e figli) e dellla Gea.
3 - QUALI SQUADRE SONO COINVOLTE NELL'INCHIESTA?
Sono 9 i club nel mirino delle inchieste delle procure italiane. La Juventus è naturalmente quella più coinvolta: secondo la procura di Napoli il campionato 2004-05 sarebbe stato falsato da arbitraggi «guidati», e addirittura 29 sarebbero le giornate falsate. Le altre società coinvolte sono Fiorentina e Lazio (che avrebbero ricevuto nella stessa stagione favori arbitrali), e poi Messina, Udinese, Siena, Arezzo, Crotone e Avellino.
Per tre di queste squadre, l’accusa grave sarebbe di «frode sportiva». Per le altre sarebbe invece evidente il coinvolgimento nella gestione del mercato da parte di Moggi. In particolare, la gestione dei trasferimenti della Gea World avrebbe spinto i magistrati napoletani a indagare Moggi padre e figlio e poi tutti i dirigenti Gea per «illecita concorrenza e minacce».
4 - CHI SONO I SOGGETTI INDAGATI?
Questa la lista dei principali indagati fino a oggi dalle procure di Napoli, Roma e Torino.
Dirigenti federali: Franco Carraro (presidente)
Designatori arbitrali: Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (quest’ultimo ha ricevuto una «reprimenda» dalla Disciplinare Uefa ed è stato escluso dalla commissione arbitrale europea).
Dirigenti sportivi: Luciano Moggi (Juve), Antonio Giraudo (Juve).
Dirigenti Gea: Alessandro Moggi, Chiara Geronzi, Riccardo Calleri, Franco Zavaglia e Tommaso Cellini (dipendente).
Arbitri: Massimo De Santis, Marco Gabriele, Pasquale Rodomonti, Paolo Bertini, Paolo Dondarini.
Inoltre sono indagati anche 6 guardalinee.
5 - COSA RISCHIANO I CLUB E I SOGGETTI INDAGATI?
1) Quando sconteranno le pene club e dirigenti?
I club in questo campionato (se la sanzione dovesse arrivare entro la data di formazione dei nuovi calendari). Si va dalla penalizzazione di punti fino alla retrocessione (con in più penalizzazione per la stagione successiva) eventualmente con revoca dello scudetto. Per i dirigenti, la squalifica è a tempo e decorre dal momento dell’irrogazione.
2) Cosa rischiano le squadre il cui mercato è stato gestito da Moggi?
Sanzioni pecuniarie e punti di penalizzazione (da 1 a 5): una società non può avvalersi del d.s. altrui. E il d.s. rischia una pesante squalifica, o anche la radiazione, perché viola il dovere di fedeltà ed esclusività.
3) E i dirigenti?
Se è «mancata lealtà», da 6 mesi a 1 anno. Se illecito tentato 3 anni, se consumato 5 anni.

22/05/2006

Se telefonando....

Quasi un anno di intercettazioni induce a riscrivere la geografia di un pianeta in mano alla cosiddetta cupola. Dalla quale tutti ora prendono le distanze compreso Berlusconi: «Ridateci due scudetti»

CHIAMALE, se vuoi, intercettazioni. A sbobinare il maggio luciano, e non più mariano, si rischia il mal di testa. Procure, procure, procure. E poi: associazione a delinquere, illecita concorrenza con minacce e violenza, arbitri pilotati, sorteggi truccati, campionati falsati, mercato sbranato, talpe e agganci al ministero dell’Interno e presso le Fiamme gialle (cinque ufficiali), legami con l’ufficio indagini della Figc, scorte ad personam e, ogni tanto, ad amicam. Nomi in codice: sistema Moggi, regime, piovra, cupola, grumo di potere, centrale del marcio. Eppure stiamo parlando di un ex capostazione, «Paletta» per gli amici, mica di Saddam Hussein. Fra il 3 maggio, giorno dei primi casti spifferi, al 14 maggio, la domenica in cui, a Bari, la Juventus conquistava (forse) lo scudetto e il «fu» direttore generale della medesima si ritirava dal mondo - «Mi avete ucciso l’anima» - l’Italia reale e l’Italia reality sono diventate, ufficialmente, coppia di fatto. Nel senso che il calcio non è più la metafora del Paese, ma il Paese tout court, con l’anima rovesciata e gli scheletri liberi di circolare, cittadini veri di un mondo falso. Il fenomeno ha prodotto una nuova materia: la «Geagrafia». Si studia di padre in figlio.

LA MATA HARI DE NOANTRI
Se telefonando. Poteva mancare la Mata Hari de’ noantri? No che non poteva. È bionda, si chiama Maria Grazia Fazi e, naturalmente, ha un figlio. Segretaria della Can di A e B, bruscamente allontanata da Pairetto perché «troppo vicina» a Bergamo. Sa di arbitri, di designazioni, di intrighi. Gola profonda e, per giunta, irritata. Moggi fa di tutto per sistemarla, anche perché nell’agosto del 2003 la signora dei misteri era stata beccata nello stesso albergo della Juve, a New York, in occasione della Supercoppa col Milan. Molto si agita, Moggi. La offre a Lippi («che me ne faccio?»), martella Carraro. Pane al pane, il Mazzini federale chiosa così l’operazione recupero: «C’hai un culo da impiantare, eh sudicione? La bionda va dicendo in giro che han messo di mezzo gli avvocati e se non le danno ogni cosa fa scoppiare un bel casino».

Missione compiuta, alla fine. Mamma ri-sistemata e rampollo assunto in Federazione. Il tocco di classe è il luogo degli incontri: il santuario del Divino Amore, a Roma: «nella saletta del curato». Persino i segugi del generale Pappa la interrogheranno lì, fra candele, tabernacoli e sbuffi di incenso. Sei ore di «confessione». Sulla penitenza, si continua a trattare.

IL SOLO «PROCESSO» GIA’ FINITO
Piange il telefono. La data è il 16 maggio: dopo ventisei anni, cade il muro di Biscardi. L’unico «processo» già concluso. Cade in piedi, sia chiaro, con il record di ascolti (1 milione e mezzo di tele-guardoni) e di share (6,6%). Aldo il caldo scivola sulla moviola: che Moggi dettava a Baldas («Mi devi salvare Bertini, Dattilo e Trefoloni. Sul Milan puoi battere quanto ti pare. Messina? Giù»). Tronchetti Provera, metà La 7 e metà Inter, lo solleva di peso. Biscardone decide di prendersi «una pausa di riflessione», frase che, ai tempi d’oro, avrebbe cancellato dal palinsesto, troppo banale, troppo fiacca. Oppio, non adrenalina. «Vigilerò sul calcio», assicura. Impagabile, irripetibile, inimitabile. Voleva la moviola in campo, addirittura. Sarà per un’altra inchiesta. La sua uscita concorre per il fatto dell’anno. A ruota, la scoperta, fresca fresca, che a suggerire la rubrìca moviolesca che i designatori Bergamo & Pairetto tenevano sulle pagine della «Gazzetta», era Lucianone nostro. Del quale tutto si potrà dire, tranne che non avesse il bernoccolo del regista. Il circo Biscardi ha segnato un’epoca. Lo si guardava di straforo, come un film porno, e non se ne faceva cenno agli amici. Ma lo si guardava, e come. Travolto dai faldoni, travolgerà un’altra rete. Scommettiamo?

IL SIMBOLO DEL MOGGISMO
Ti telefono o no, ti telefono o no, ho il morale in cantina. Ufficiale: ti telefono sì. Perché quella sera, la sera del 6 novembre 2004, il morale di Moggi e Giraudo era proprio in cantina. Colpa di un arbitro, Paparesta, e del rigore non concesso alla Juventus a Reggio Calabria. Braccio di Balestri, largo e limpido.

Un affronto. Di più: un attentato. Non l’avesse mai fatto. M & G chiudono Paparesta nello spogliatoio e si sciacquano la bocca. È l’episodio-simbolo della saga. Un avviso ai naviganti. Ma ancora più illuminante, ed emblematico, sarà il nastro del colloquio fra Tullio Lanese, presidente degli arbitri, e Pietro Ingargiola, osservatore al «Granillo». «Cumpa’ - è quest’ultimo che parla - quello che ho visto, io in vita mia non l’ho mai vista una cosa del genere, cioè entrano Moggi e Giraudo... Moggi lo minaccia col dito, col dito agli occhi...». Voce dal fondo: calma, ragazzi; Lanese è un uomo verticale, denuncerà il reato, smaschererà i colpevoli. Come no. Ecco la risposta dello sceriffo: «Problemi vostri sono... è logico, io non c’ero, io non c’ero». Non c’è mai nessuno nei momenti in cui la storia fa l’esame a noi italiani. Sono il tuo capo, quindi ti seguo: a Lanese non è parso vero di mettersi sull’attenti, anche perché il capo mica era lui. Tullio (col bene che ti voglio, gli cantava Lucianone) sognava di diventare designatore. Nemico giurato di Collina, prono a ogni genere di compromesso pur di salvare le apparenze di «esecutivo». Era, invece, un «esecutore». Uno dei tanti. Un sicario con i gradi. Come Bergamo e Pairetto. Quando arbitrava, lo chiamavano «MiLanese»: dicono che avesse un debole per la squadra del Cavaliere e le sue televisioni. Con l’età, l’esperienza e le frequenze, ha cambiato scuderia. In fin dei conti, è successo anche a Emilio Fede, non importa se a maglie invertite. Ar-core non si comanda.

LA GRIGLIATA MISTA
Telefono casa. «Ora ti dico quello che mi ero studiato io». Il sorteggio arbitrale. La celeberrima «griglia». Cottura lenta. Consigli per gli amici. «Ci arbitra Dondarini, lo so già». Un’altra Triade, non meno disinvolta: Bergamo, Pairetto, Moggi. Dai tabulati affiora una sorta di «tombola» troppo intelligente. Sempre meglio della canasta, ma non per il resto della comitiva. Pairetto-Pinochet, Bergamo-Atalanta: era tutto un ribollir di palline consegnate, segnate, consegnate già segnate. Italo Allodi si starà rivoltando nella tomba. Quanta volgarità. Avessero salvato almeno la forma, lo stile. Lui, agli arbitri delle sue squadre, si limitava ad augurare «buona fortuna» dalla cornetta. L’ignaro intercettatore mai avrebbe potuto immaginare che, dietro a telefonate così francescane, si nascondeva l’investitura e non un semplice inchino. Era Allodi, in anticipo sui canali istituzionali, a comunicare all’arbitro la partita che avrebbe diretto. Moggi se ne infischia, del protocollo. È più diretto, più franco. A Bergamo: «Ora ti dico quello che mi ero studiato io». E giù le ricette. Molto gradite, a contare le richieste di bis.

Il piatto forte era un commissario di polizia penitenziaria, Massimo De Santis, laureato in diritto con una tesi impegnativa e, oggi, maliziosa: concorso esterno nell’associazione per delinquere di stampo mafioso. Avrebbe dovuto rappresentarci ai Mondiali. Gli è stato ritirato l’accredito. «Non sono disposto ad accettare questo massacro e i Mondiali non li mollo», aveva dichiarato alla vigilia dell’esonero. De Santis non incarna il servo dello stato, incarna il servo e basta. Il perfetto italiano che, pur di fare strada, si lascia guidare. E per lasciarsi guidare, guida i risultati. C’è da salvare la Fiorentina? Nessun problema. Gli hanno affidato Lecce-Parma, o meglio: il pareggio di Lecce-Parma. «Loro giocano, il Lecce vuole giocare per vincere, il Parma pure gioca a vincere, quindi a ‘sto punto facciamo la partita, ci mettiamo in mezzo». Risultato, 3-3. Come un intervento chirurgico, col fischietto al posto del bisturi.

MINISTRI SULL’ATTENTI
Io non riattacco, dai fallo tu. A un ministro si può dire di sì, a Moggi non si può dire di no. O viceversa (forse). Che Giuseppe Pisanu («ciao Beppe»), ex ministro dell’Interno, discuta al telefono con Lucianone l’opportunità se giocare o meno il giorno in cui papa Wojtyla sta per morire, è il segno che ogni mezzo è buono per giustificare il fine (di sentirsi importanti, di far sentire importanti). Il delirio d’onnipotenza, al rialzo (Moggi) o al ribasso (Pisanu), batte sentieri imperscrutabili. Ci si arriva per sfizio, lo si cavalca per interesse, lo si abbandona per noia. Il tifo aiuta a umanizzare le distanze di classe e di ruoli. Pisanu: «Allora Lucia’. So che sabato viene a trovarti il presidente della Torres, Rinaldo Carta. E allora quando viene, tu dagli la mia benedizione apostolica». Gratis, avrei aggiunto a scanso di equivoci. Non si sa mai, con tutte queste cimici. «Lucia’» si confida anche con Domenico Siniscalo, ex responsabile dell’Economia. La materia, scottante, riguarderebbe i vertici della Guardia di Finanza. Da rafforzare. Si parte dai guardalinee delle amichevoli estive per salire su, su, fino ai «padri» della Repubblica. La cura dei dettagli. Uno dei pochi esercizi in grado di eccitare Franco Carraro: «Siccome, tra l’altro, Pisanu ti ha chiamato e ti ha detto che se c’è bisogno, in qualche caso, gli si può dire a Pisanu di fare il servizio». Eravamo sotto elezioni federali. Dettagli.

LA SPOON RIVER DEI CADUTI
E va bene così me ne vado da te. Ci vorrebbe Edgar Lee Masters per cantare la Spoon River dei caduti, quasi tutti per fuoco amico. Non ci crederete, ma in principio fu Franco Carraro, dimissionario per improvviso attacco di solitudine. Era dalla busta di Paolo Rossi, 1978, che non mollava una poltrona. Poi Innocenzo Mazzini, uno dei vice-presidenti federali, barba risorgimentale (ovvio) e lessico forse oxfordiano o forse no, decidete voi: «Perché questo coglione (Carraro), ricordati che lui crede che anche se passa così come vuole lui normalmente, di vincere lui. Invece devi metterglielo nel culo». Via Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, ex designatori, i cuochi delle «grigliate miste». Via De Santis, le cui lancette scandivano il trascorrere dei risultati, gli assistenti Griselli e Ivaldi, ritirati anch’essi dai Mondiali.

Azzerata la Triade, sospesi nove arbitri: con De Santis, il Donda Dondarini, colui che doveva vedere anche quello che non c’era, il Bertini del metro inglese (ragazzi, fate voi), Gabriele e Palanca, clienti affezionati delle Procure, il Messina «giù» dei pissi pissi Moggi-Baldas, Racalbuto, nei secoli fedele (indovinate a chi), i giovani Rocchi e Tagliavento, vino novello da servire in provincia. Lanese, pilota di lungo corso, ha preferito chiamare il carro attrezzi e si è rimosso. Biscardone riposa un po’ più in là, nel girone degli aizzatori a scatti. Né dimentico il generale Italo Pappa, capo dell’Ufficio Indagini, sfiduciato e fuggitivo. Con quel nome, era solo questione di tempo.

LE VERGINI INCONSOLABILI

Ma cosa fai, non parli più. Quelli che Moggi pensavano che fosse un cherubino soltanto un po’ manesco. Quelli che Luciano è una pasta d’uomo. In ordine sparso: Diego Della Valle, il ribelle costretto dal lupo cattivo a patteggiare la salvezza della Fiorentina. Giuseppe Gazzoni Frascara, ex patron della Bologna, «terrorizzato dalla Piovra»; voleva Zeman, e a Giraudo che gli disse che non era il caso oppose un fiero e sdegnato «sì, non è il caso». Claudio Lotito, il futuro del calcio italiano: pagherò (le tasse), costruirò il nuovo stadio, scaricherò Di Canio. Roberto Mancini, «la Gea, chi era costei?». Gianluca Paparesta, l’arbitro sequestrato che, per paura di rappresaglie, ha sequestrato la verità di quel sabato a Reggio Calabria: non una riga nel rapporto, non una. Su tutto e su tutti, Silvio Berlusconi: «Il Milan è pulito, siamo vittime della cupola. Restituiteci gli scudetti». E poi un buffetto al fido Adriano (Galliani): non dimetterti, tu non c’entri niente. In effetti, è «solo» presidente della Lega dal 2002. Un dettaglio, anche questo.

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