07/08/2007

Genoa 90-91 Inter 88 -89 (1-1)

Bortolazzi illude il Genoa
Ramon Diaz salva l'Inter

Osvaldo Bagnoli si vendica dell'Inter bloccando i nerazzurri, edizione '89, allenati dal Trap: la qualificazione al turno successivo si fa ora difficile per entrambe le squadre. Rossoblu avanti con un insolito gol di testa del centrocampista: pareggio dell'argentino all'inizio della ripresa

Ramon Diaz sbilancia Branco e infila Braglia all'incrocio
Ramon Diaz sbilancia Branco e infila Braglia all'incrocio
Niente da fare, la Dream Cup non sembra cosa per l’Inter dei record di Giovanni Trapattoni, quella dell’ultimo scudetto nerazzurro sul campo prima del grande digiuno. Già battuta dalla Juve ’95, l’Inter "trapattonesca" si arena al cospetto del Genoa del quarto posto nel 1990-91, allenatore Osvaldo Bagnoli: il pareggio per 1-1 non serve granché al Trap e ora la qualificazione agli ottavi diventa complicata. Il Bagnoli virtuale ha reso giustizia al Bagnoli reale. Nella vita vera, stagione 1993-94, l’Osvaldo era stato esonerato dall’Inter, ma in questa specie di Second Life applicata al calcio l’ha costretta a un inutile pari. E pazienza se in sala stampa l’"alenatur" della Bovisa ha dissacrato il tutto col suo solito slang italo-milanese: "Ma che balun l’è ches chi al computer?".
CONFUSIONE - Genoa ’91-Inter ’89 è stata una partita frenetica e confusa. Di bel gioco se ne è visto poco perché l’Inter ha faticato da matti ad addentrarsi nella jungla del centrocampo genoano. Bagnoli ha intortato Trapattoni con una batteria di mediani e finti trequartisti che hanno fatto argine davanti al trio difensivo formato da Signorini, Torrente e Caricola. Sulle fasce Eranio e Branco hanno più difeso che offeso e così Alessandro Bianchi e Brehme raramente hanno servito cross dal fondo per la crapa di Aldo Serena. Gli unici veri pericoli li ha creati Ramon Diaz, che si è mosso al meglio negli spazi stretti dell’area di rigore e con tecnica e agilità ha fatto traballare i difensori rossoblù.
INSOLITO GOL - Va bene che le vie dei software sono infinite e misteriose, ma sarebbe interessante capire su quali parametri o microchips è fondato il temporaneo 1-0 del Genoa, al 22’ del primo tempo: angolo di Onorati e capocciata vincente di....??? "Tomas Skuhravy!", rispondererebbe il 99 per cento dei genoani e degli appassionati di football. Matematico, il boemo era uno dei più forti colpitori di testa mai visti. Invece no. In Dream Cup, nella foresta davanti a Walter Zenga, è sbucata la zucca di Mario Bortolazzi, attuale vice di Donadoni in Nazionale, che da giocatore era un regista ispirato, ma piccoletto.
RAMON TOUCH - Il vantaggio genoano ha resistito fino al 3’ della ripresa, quando Matteoli ha perforato la mediana rossoblù, aggirato Signorini e pescato Ramon Diaz con un sublime assist nel cuore dell’area. Branco è scivolato sulla finta di Ramon e l’argentino ha punito il Genoa con un imparabile sinistro a giro che si è infilato all’incrocio. Il vecchio Grifo ha graffiato pochi attimi dopo: bel movimento di Skuhravy in area e sinistro secco per un quasi gol, con palla sul palo esterno. Più in generale il Genoa ha pagato la giornata no di Carlos Aguilera, la classe del "Pato" uruguaiano è stata anestetizzata da Bergomi e soci. Anche per i rossoblù qualificazione parecchio difficile, ma l’1-1 con l’Inter dei record va archiviato con soddisfazione.

05/08/2007

1 Giornata DreamCup

Girone A
Risultati
01/08/2007 Juventus '94-'95 - Inter '88-'89 1-0
  Del Piero (J)
01/08/2007 Roma '00-'01 - Genona '90-'91 3-1
  Batistuta (R), Emerson (R), Skuhravy (G), Delvecchio (R)
05/08/2007 Juventus '94-'95 - Roma '00-'01 -
   
05/08/2007 Genoa '90-'91 - Inter '88-'89 -
   
09/08/2007 Genoa '90-'91 - Juventus '94-'95 -
   
09/08/2007 Inter '88-'89 - Roma '00-'01 -
   
Classifica Pti G V N P Rf Rs
Roma '00-'01 3 1 1 0 0 3 1
Juventus '94-'95 3 1 1 0 0 1 0
Inter '88-'89 0 1 0 0 1 0 1
Genoa '90-'91 0 1 0 0 1 1 3

02/08/2007

Roma 2001 Genoa 91 (3-1)

Totti innesca Batigol
Genoa spazzato via

La Roma 2001 (di Capello) supera 3-1 il Genoa 1991 (di Bagnoli) e raggiunge la Juve in testa al girone. Giallorossi scatenati, al Genoa non basta Skuhravy. In gol l'argentino, Emerson e Delvecchio

Il gol di Batistuta (1-0) illustrato da Pietro Puccio
Il gol di Batistuta (1-0) illustrato da Pietro Puccio
2 agosto 2007 - Ora che la partita è finita, Aguilera ci dica dov’era. I compagni di squadra lo stanno ancora cercando. Totti, invece, sapete dove trovarlo: dappertutto. Ve lo ricordate, no, cos’era sei anni fa? Uno che aveva fretta di vincere, si era da poco inventato il cucchiaio, eccolo finalmente con compagni capaci di intuire le sue giocate sopraffine, di assecondarlo, di ispirarlo in ogni momento della partita, dopo una campagna di rafforzamento che gli ha portato in squadra giocatori come Batistuta ed Emerson. E c’è dell’altro. La verità è che dieci anni di differenza si vedono, anche troppo. Il Genoa, per quanto cerchi di non chiudersi in difesa, non attacca mai con più di 3-4 uomini alla volta. Quando la Roma prende palla spinge avanti anche i difensori. Eccola, l’arma in più figlia di un’evoluzione tattica ancora sconosciuta agli uomini di Bagnoli. Poi ci aggiungi il valore di fuoriclasse dalla tecnica purissima. Perché oltre a Totti, che mette il piedino sui calci piazzati da cui nascono due reti, c’è Batistuta che sblocca con un gol d’autore. Da raccontare subito.

BATI SBLOCCA Siamo attorno alla mezz’ora, già da una decina di minuti l’equilibrio si è spezzato, e il Genoa non risponde più con la stessa intensità alle folate della Roma. C’è un’azione insistita di Tommasi sulla fascia destra: primo cross respinto, il secondo è quello buono. Il ritardo con cui Caricola tenta l’anticipo è aggravato dal fatto che su quella palla non si avventa uno degli svagati attaccanti inizio anni Novanta, ma quel satanasso di Batistuta. La velocità di esecuzione dell’argentino è in linea con l’evoluzione tecnologica del nuovo millennio. Braglia si accinge a rispondere a quella che crede una telefonata e invece è un sms che lo coglie impreparato. Rimane lì fermo, inebetito, a chiedersi chi sia quell’ET che ha sgretolato tutte le sue certezze. E’ semplicemente uno che arriva dal nuovo millennio, e che segnava pure in quell’altro.

TOTTI COMANDA L’1-0 spinge il Genoa a rischiare un po’ di più. La generosità di Ruotolo è senza fine, Bortolazzi, tutte le volte che riesce a sopravvivere a Emerson, tenta di assistere Skuhravy, da solo a lottare con le torri giallorosse perché Aguilera la partita preferisce vederla invece che giocarla. Nel secondo tempo il gap si allarga quando Totti sfrutta tutto il suo talento. Al 17’ il suo corner telecomandato è un invito al bacio per l’irruenza fisica di Emerson, il cui colpo di testa è imparabile. La reazione del Genoa è istintiva, Torrente sfrutta una gita fuori porta di Candela, sparito dalla fascia di competenza, trova un corridoio libero e innesca Skuhravy che di testa accorcia le distanze. La possibile rimonta è frustrata ancora dal Pupone. La sua punizione è così precisa che Delvecchio non deve nemmeno saltare per dirigere di testa il pallone nell’angolino. Si alza invece dalla panchina Bagnoli per ordinare la più incomprensibile delle sostituzioni. Fuori Branco, dentro Ferroni: forse per difendere l’1-3...

27/07/2007

Skuhravy-Aguilera - Il Genoa vola alto

DREAMCUP - Gazzetta
Bagnoli fa scatenare la coppia di attacanti rossoblù. Arrivano le imprese contro Samp e Juve: è zona Uefa. Il miglior Genoa del dopoguerra, grazie anche a "tres dedos", il mancino brasiliano Branco.
Il miglior Genoa del secondo dopoguerra. Quarto posto e qualificazione alla coppa Uefa. Correva l'anno 1991, Genova dominava. Scudetto alla Samp e strepitoso piazzamento dei rossoblù. Le fondamenta di quel Genoa le getta Franco Scoglio, che nel 1989 riporta il Grifo in serie A e l'anno dopo lo tiene a galla con qualche colpo di genio - tipo il trequartista Eranio spostato in fascia - e nonostante una serie di accidenti caratteristici della genoanità, come Carlos "Pato" Aguilera, l'uruguaiano somigliante a Maradona, finito a Marassi, nel senso della prigione, per una storiaccia di prostitute.
IL CORTO E IL LUNGO - Maggio 1990, il Professore saluta - ma ritornerà, eccome - e Aldo Spinelli, il presidente dell'epoca oggi al Livorno, chiama Osvaldo Bagnoli, allenatore del Verona scudettato. Quella del '90 è l'estate del Mondiale italiano e Bagnoli s'innamora di uno spilungone cecoslovacco: si chiama Tomas Skuhravy, di testa sembra insuperabile. Nella mente dell'Osvaldo il disegno è chiaro: Skuhravy sarà per Aguilera quel che Elkjaer era per Galderisi nel Verona '85. "A me piace avere un attaccante grande e grosso abbinato a uno piccolo e svelto", spiega Bagnoli. Skuhravy&Aguilera, il più è fatto.
GLI ORCHESTRALI - Intorno a quei due fiorisce un prato di eccellenti musicanti. La difesa manovrata dal capitano Gianluca Signorini, e puntellata da Torrente e Caricola. Il centrocampo orchestrato da Bortolazzi, sostenuto dalla corsa di Ruotolo, impreziosito dalla qualità di Eranio a destra e di Roberto Onorati sul centrosinistra. Eranio passerà al Milan e andrà in Nazionale; Onorati finirà per disperdere la propria classe. Ciò non toglie che l'importanza di Onorati vada sottolineata oggi per bilanciare una certa sperequazione di allora.
TRES DEDOS - Preso Skuhravy, a Bagnoli manca un tassello, il laterale sinistro. In autunno Spinelli pesca il brasiliano Claudio Branco, detto "Tres Dedos" perché calcia imprevedibili punizioni ad ascensore con le ultime tre dita del piede mancino e colpendo la palla nella valvolina. Branco firma su calcio piazzato due gol che diventeranno poster: alla Samp nel derby d'andata (2-1) e alla Juve nell'ultima trionfale giornata (2-0). A Genova la leggenda di Branco "santo tiratore" continua a tramandarsi e non c'è genoano che almeno una volta non ci abbia provato, a calciare con le tre dita e cercando la valvola come punto d'impatto.
Sebastiano Vernazza
Chissa' magari la vinciamo 'sta coppa

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