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05/10/2005

Nel tempio della storia cittadina

LA REPUBBLICA - IL LAVORO
di:
Del: 5-10-2005
Come dare l´ultimo saluto a Franco Scoglio, il professore di Lipari, l´allenatore globe-trotter, il polemista a 360 gradi, che il destino ha fatto morire in cima al Grattacielo, sulla terrazza Colombo nell´ombelico della "sua" Genova, difendendo il suo Genoa, diventati in qualche modo e per la forza del destino finale stesso, la sua patria, la sua squadra per sempre? Questo è il problema che la famiglia di Franco Scoglio e i tifosi, il popolo rossoblù, si sono trovati ad affrontare nella difficile, terribile mattinata di ieri a poche ore da quella folgore negli studi di Primo Canale. La moglie i figli avevano deciso per i funerali a Lipari, l´autorità giudiziaria aveva disposto l´autopsia, il corpo del professore avrebbe potuto essere deposto nella chiesa dell´Ospedale San Martino per una preghiera per un saluto, un po´ lontano, un po´ distante dall´amore della sua gente. La società del Genoa stava in un doloroso silenzio. A questo punto è scattata come una catena di sintonia tra i tifosi, la famiglia: la ricerca di un momento pubblico nel quale ricordare e onorare Franco Scoglio. Siamo entrati in campo anche noi di Repubblica, suggerendo un funerale pubblico e mettendoci al servizio dei parenti e dei tifosi. La Curia di Bertone e Palletti ha risposto prontamente con la disponibilità a celebrare il rito religioso nella basilica di Carignano.
E´ la più grande chiesa di Genova e della Liguria, è quella che ha ospitato i commoventi funerali di Fabrizio De Andrè, sei anni fa. Ha grandi navate, l´imponenza e gli spazi di un monumento genovese. Sta ai piedi di quel Grattacielo dove Scoglio si è spento improvvisamente. Davanti alla Basilica, retta dall´abate Ruggero Dalla Muta, sulla collina di Carignano, c´è una piazza che poi scende verso il cuore di Sarzano, attraverso il ponte che scavalca un pezzo di storia della città, quella Madre di Dio, diventata la memoria della storia cittadina, trasmutata nei grattacieli della Regione, nei giardini di plastica. Quale posto più centrale di Genova, chissà se vicino o lontano al cuore di Scoglio, che viveva nei suoi anni genovesi quasi sorvolando la città, Arenzano dove abitava, Pegli dove allenava, il centro dove la società aveva la sua sede? Chissà che pensieri aveva l´altra sera il professore, nel suo ultimo viaggio sotto la Lanterna, infilandosi in quel portone del Grattacielo, sfilando col suo passo svelto sotto la gigantesca scritta che reca l´anno di costruzione della mirabolante costruzione, "1940", un anno solo prima della sua nascita a Lipari? Aveva il pensiero del Genoa, aveva la sua battaglia da condurre ancora una volta. "Viveva per il Genoa" _ ha detto tra le lacrime Aldo Spinelli, il suo presidente l´altra notte, quel presidente con il quale si amavano e si odiavano. Vivere e morire per il Genoa: questo hanno capito i tifosi del popolo che Franco Scoglio aveva battezzato in quel modo trasversale e totalizzante, appunto popolo. E´ quel popolo che andrà a salutarlo a Carignano, mettendo insieme tutte le sofferenze di una lunga estate di drammi del calcio, sfiorita in un autunno di lutto vero.