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05/10/2005

"Mi disse: marca quel numero 10 si trattava di un certo Maradona"

LA REPUBBLICA - IL LAVORO
di:RAFFAELLA GRIGGI
Del: 5-10-2005
Tra commozione e incredulità, il ricordo di Torrente, Eranio, Skuhravy e tanti altri La sua squadra Eranio Vedevo in lui una presunta presunzione, ma in realtà era un uomo dolcissimo, simpatico e umano onofri Molti pensano che fosse il personaggio a trainare l´allenatore, io credo fosse il contrario

«Torre... tu marchi quello, il numero dieci del Napoli, vai». Torre, è Vincenzo Torrente e «quel numero dieci», allora era Diego Maradona. Le parole di Franco Scoglio quella domenica pomeriggio di tanti anni fa se la ricorda ancora bene l´ex difensore rossoblù. «Eravamo nel sottopassaggio dello stadio e il prof mi prese per il braccio... sembra di sentirlo». Racconta l´episodio Vincenzo, tanto per fare capire il personaggio, «Era il suo modo per motivarci, mi scappò una risata. E poi diedi il meglio di me, tutto ciò che avevo dentro. Lui era fatto così». Una saggezza ironica quella del «prof», a tratti sarcastica. Un carisma di indubbia genialità. «Non mi pare ancora vero. L´avevo visto in tv l´altra sera, stava leggendo dei fogli, era rilassato...», non si dà pace. Ci pensa su un attimo: «Io lo vedevo sempre con foglietti, appunti. Appunti dappertutto, anche la sua camera durante i ritiri era piena di carte dappertutto». Ma ricordare uno dei dieci, venti, cento aneddoti, è come allontanare per un po´ il dolore. Lo choc: «Mi ero appena sposato e mi disse, al Pio, un giorno, "Anche tu Torre da quando hai moglie mi sei calato del due per cento"...». Strategie chiare, mente lucida, un entusiasmo che tracima: tatticamente parlando, per Torrente, Scoglio ha portato novità fuori dal comune. «La sua grande capacità di motivare era unica. Era un insegnante prima di tutto. Riusciva a farsi capire e incentivare tutti. E qui al Genoa aveva trovato l´ambiente suo». Un altro giocatore particolarmente colpito dalla scomparsa dell´allenatore genoano, è Mario Bortolazzi. Una trasparente nostalgia per la sue frasi colorite. Il suo modo, un po´ così di fare paragoni importanti. «Mi aveva impostato anche come libero quando Signorini era infortunato, dicendomi che ero il sostituto giusto. E sapete come mi chiamava? Alibertini... anziché Albertini. Mentre Onorati era il suo Rijkard». Al telefono, spiega che ha saputo tutto dalla televisione: «Morire così, parlando di Genoa... è pazzesco. Mi ha chiamato Marco Nappi e mi ha confermato che purtroppo era tutto vero». Un adorabile burbero e un uomo intelligente, Franco Scoglio, secondo Stefano Eranio. Che in lui vedeva una «presunta presunzione». «In realtà era dolcissimo. Il vero Scoglio era simpatico e molto umano. Poi metteva su una veste, quella del suo personaggio perché aveva imparato come fare in questo ambiente». E aggiunge: «L´ho saputo dalla radio ieri mattina. Per me era un amico. Sono stati due anni fantastici con lui. Mi ha fatto raggiungere anche la Nazionale, e mi ha fatto credere nelle mie possibilità. Purtroppo non ha avuto la fortuna che meritava». Claudio Onofri, che lo conosceva bene dice:«Molti pensano che fosse il personaggio a trainare l´allenatore, io credo il contrario». E Thomas Skuhravy fa sapere: «Era un grande, speravo fosse uno scherzo, e invece...». Spinelli e la sua testimonianza: «Ho pianto davvero. Io penso che il sogno di tutti i genoani fosse rivederlo in panchina. Io lo vedo lì, con Signorini, tutti e due ad allenare il Genoa».